Santa Camilla Battista da Varano

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Camilla nacque a Camerino, nella provincia di Macerata nella corte dei Varano il 9 aprile 1458. Suo padre, Giulio Cesare da Varano, fu signore della città. Tipico signore rinascimentale aveva combattuto per vari papi e in diverse città italiane, e per mezzo di una politica di matrimoni si era imparentato con le principali dinastie regnanti. Giulio Cesare ebbe tre figli dalla moglie Giovanna Malatesta e almeno sei figli naturali da diverse altre donne. Questi comportamenti nelle famiglie signorili erano ritenuti normali o comunque erano accettati senza scandalo. Camilla era figlia naturale della nobildonna Cecchina di mastro Giacomo, ma venne introdotta ed educata nello splendore della corte formata a un’elevata cultura umanistica.

I palazzi signorili nel periodo rinascimentale erano centri di politica, ma anche di cultura e di mecenatismo. La giovane Camilla studiò il latino, lesse i classici, imparò a dipingere, ad andare a cavallo, a suonare e a ballare. Crebbe vivace ed esuberante, immersa nel pullulare della vita di corte, con un temperamento schietto e volitivo, si può anzi dire indipendente e testardo, amante del bello e del piacere.

Nei disegni di suo padre, Camilla era destinata a un matrimonio di nobile convenienza, come tutte le sue sorelle. Invece la sua vita assunse una direzione imprevista. Fu presto affascinata dalla predicazione dei Frati Minori dell’osservanza, soprattutto da Fra Domenico da Leonessa e dal beato Pietro da Mogliano. A circa dieci anni il suo cammino ricevette un orientamento particolare dal proposito di «versare almeno una lacrimuccia» ogni venerdì in memoria della passione del Signore, fino a condurla alla scelta definitiva, combattuta fino all’ultimo, di un sì alla chiamata nella vita religiosa, che inizialmente detestava.
A ventitré anni, superando l’opposizione del padre, entrò nel monastero della monache clarisse di Urbino, uno dei luoghi più rappresentativi del movimento dell’osservanza. La volontà di vivere la regola di Santa Chiara in tutta la sua radicalità evangelica fu elemento costitutivo della sua chiamata. Qui cambiò il nome di Camilla in quello religioso di suor Battista.
Il padre fece in modo che si fondasse un monastero di clarisse in Camerino, in modo di riavere vicino la figlia. Nel 1484 suor Battista tornò a Camerino assieme ad altre sorelle portando sulle spalle una croce di legno tuttora custodita nella cripta del monastero. Qui fu più volte abbadessa.

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Nel 1502 dovette fuggire dalla sua città e rifugiarsi ad Atri a motivo della rivolta provocata da Cesare Borgia, dietro ordine di Papa Alessandro VI, che portò all’uccisione del padre e di tre fratelli, ossia Annibale, Venanzio e Pirro. Dalla strage dei Varano si salvò, grazie alla madre che lo condusse a Venezia, solo il piccolo Giovanni Maria, che il nuovo papa Giulio II fece ritornare a Camerino come signore della città nel 1503. Anche suor Battista poté tornare al suo monastero da dove nel 1505, per ordine di papa Giulio II, andò a Fermo per fondarvi un altro monastero di clarisse e vi rimase fino al 1507, quando tornò a Camerino.
Negli anni 1521-1522 si recò a San Severino Marche per formare le clarisse locali che avevano assunto in quel periodo la Regola di santa Chiara.

Ebbe singolari esperienze mistiche, delle quali troviamo tracce nei suoi numerosi scritti, che rivelano il suo ardente amore per Cristo crocifisso.

Morì a Camerino il 31 maggio 1524.

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