Si aprirà alla fine dell’estate l’ultimo capitolo di una storia che, dal 2015, si trascina tra aule di tribunali, monologhi e polemiche. L’ultimo atto, a dicembre scorso, s’è consumato davanti alla Corte di Cassazione. I legali del gruppo che edita i giornali Cronache avevano impugnato la decisione dei giudici napoletani d’appello secondo cui Libra si sarebbe dovuta accontentare di un risarcimento di appena seimila euro. Un importo inaccettabile, per gli editori napoletani, che hanno trovato negli ermellini chi ha dato loro ragione facendo valere il diritto.

La Cassazione ha sentenziato sottolineando che la quantificazione del risarcimento in appena seimila, una cifra ancora al cosiddetto “prezzo di consenso”, appare ridicola di fronte all’enorme massa di utili che il libro Gomorra, poi diventato anche un film e una seguitissima serie tv, ha generato al suo autore e al suo editore. Per questo, gli ermellini, a dicembre scorso, avevano indicato alcuni parametri irrinunciabili che il giudice chiamato, dal 27 settembre prossimo, a pronunciarsi sulla rideterminazione del risarcimento deve assolutamente tenere presente.

Nella sentenza della Cassazione, infatti, si legge che il caso andrà trattato “con equo apprezzamento delle circostanze del caso… cui si aggiunge però l’indicazione di un parametro esplicito, relativo agli utili realizzati in violazione del diritto”. E cioé quel criterio, “che associa nella funzione risarcitoria anche una componente deterrente e dissuasiva, permette di attribuire al danneggiato i vantaggi economici che l’autore del plagio abbia in concreto conseguito, certamente ricomprendenti anche l’eventuale costo riferibile all’acquisto dei diritti di sfruttamento economico dell’opera ma ulteriormente aumentati dei ricavi conseguiti dal plagiario sul mercato”.

La Corte di Cassazione, sul caso Saviano, ha citato anche il diritto comunitario che “esige un risarcimento effettivo e proporzionalmente adeguato, calibrato  di una accurata considerazione di tutti gli elementi specifici e pertinenti del caso, tra i quali… i benefici realizzati illegalmente dall’autore della violazione”. Non c’è dubbio alcuno, dunque. Una stortura che va raddrizzata per ripristinare il diritto delle parti danneggiate. La Cassazione ha sottolineato che “gli utili realizzati dal contraffattore, sono un criterio fondamentale nella liquidazione completa ed effettiva del danno”. Seimila euro, dunque, non bastano.