San Quirino di Siscia

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I Romani chiamavano Quirino una loro antica divinità, in seguito identificata con Romolo, mitico fondatore della città dei sette colli. E da Quirino, proprio uno dei sette colli venne detto, e lo è ancora, Quirinale.

Quiriti si chiamarono, con una punta di superbia, i Romani di Roma, discendenti diretti di Romolo. Ma il nome proprio di Quirino ebbe diffusione soltanto nei secoli cristiani e di ciò fanno testimonianza i cinque o sei Santi di questo nome esistenti nei calendari.

Oggi ne sono ricordati due insieme: un San Quirino Martire di Tivoli in epoca incerta, sul conto dei quale non abbiamo nessuna notizia, e un San Quirino Vescovo, di cui sappiamo qualcosa di più. gli visse in una lontana regione lungo la Sava, nell’odierna Croazia. Venne arrestato agli inizi del IV secolo, processato nella sua città e poi presso un Tribunale superiore, a Sabaria, in Pannonia. Poiché rifiutò di rinnegare la propria fede, venne condannato ad essere gettato in un fiume con una grossa pietra appesa al collo.

Il suo cadavere, sottratto alle acque, venne deposto in una tomba sulla quale fu costruita una basilica, che acquistò presto grande celebrità.

Quando i barbari devastarono il paese, i cristiani trassero in salvo le reliquie di San Quirino, trasportandolo fino a Roma e deponendole nelle catacombe di San Sebastiano, lungo la via Appia. Perciò, il Santo straniero, ma dal nome tipicamente romano, ritornato in morte alla sua patria ideale, venne adottato anche dai Romani e raffigurato, nelle catacombe, insieme a Martiri celebri come Sebastiano e Policarpo.

Da Roma, la fama di San Quirino si diffuse poi in tutta la Chiesa, anche se la sua memoria non conobbe mai una vera e propria popolarità. Né del resto fu larga la diffusione del suo nome, sempre poco frequente e oggi addirittura raro.

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