San Giacomo Berthieu

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Jacques Berthieu, nato nel 1838, in Francia. Diventato gesuita, voleva percorrere il mondo per la gloria di Dio. Pastore infaticabile nell’Isola Santa Maria (arcipelago del Madagascar) e poi nel Madagascar stesso, lottò contro l’ingiustizia, mentre recava sollievo ai poveri e ai malati. Morì martire.

Jacques, gesuita

Nato il 26 novembre 1838, fin dalla sua infanzia si sentì attirato da Gesù Cristo; entrò in seminario e nel 1864 fu ordinato sacerdote, dedicandosi all’impegno pastorale in alcune parrocchie. Nel 1873, da gesuita, andò a Pau (Francia) e nel 1875 missionario in Madagascar, presso l’c, abitata dai Betsimisaraka, dove rimase sei anni. Da qui dovette partire a causa degli editti francesi e si recò presso la missione di Ambohimandroso, presso i Betsileo (gruppo etnico diffuso nella parte meridionale degli altopiani centrali del Madagascar. Il nome “Betsileo” significa “invincibili”). A causa della guerra si spostò anche da qui e andò prima ad Ambositra e, nel 1891, ad Andrainarivo, ultima tappa della sua missione.

La presenza di tre bande d’insorti (chiamati Fahavalo o Ménalamba) fu segnalata nei pressi di Ambatomainty, uno dei luoghi ove si trovava il Padre Berthieu. L’esercito francese, ritenendo che il villaggio fosse difficile da difendere, ne decise l’evacuazione: gli abitanti si recarono sulla sommità di una collina vicina, ove si accamparono alla meno peggio.

Un padre sempre accanto ai suoi figli

Il Padre non abbandonò i suoi cristiani, ma rimase con loro per condividerne i disagi e soprattutto per rincuorarli, proteggerli e rinfrancarli nella fede. I villaggi vennero frattanto incendiati e distrutti. Le bande catturarono Padre Berthieu, lo spogliarono e videro il crocifisso che portava al collo. Uno dei capi dei Fahavalo, glielo strappò violentemente gridando: «Ecco il tuo amuleto! È di questo che ti servi per traviare la gente». Poi gli domandò: «Dimmi, continuerai ancora a pregare e a far pregare la gente, sì o no?». – «Certo che pregherò ancora, fino alla morte», fu la sua risposta. Prima di fucilarlo, uno dei capi gli si avvicinò e disse: «Rinuncia alla tua stupida religione; non ingannare più la gente; noi ti prenderemo per fare di te un nostro capo e consigliere, e non ti uccideremo». – «Io non posso assolutamente acconsentire a ciò, figlio mio; preferisco morire». Allora il capitano gli si avvicinò e gli scaricò un colpo alla nuca che lo uccise. Era l’8 giugno 1896.

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