Sminare il Mar Nero per far uscire il grano dall’Ucraina? Non è così facile

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Oggi Lavrov in Turchia per aprire una via che permetta di far passare i prodotti agricoli dell’Ucraina. Ma nessuno si fida dei russi

Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov è ad Ankara e uno degli argomenti più scottanti di cui sta parlando è la questione del “grano” e di come evitare una sempre più probabile emergenza alimentare.

Nei giorni scorsi, un articolo del quotidiano russo Izvestia ha rivelato che Russia e Ucraina avrebbero trovato, con la mediazione della Turchia, un accordo per sbloccare l’uscita dal porto di Odessa delle navi cariche di grano. La notizia, ripresa sui giornali di tutto il mondo, è però un po’ troppo “ottimista”. Un accordo vero e proprio non c’è ancora, soprattutto per le resistenze degli ucraini che non si fidano dei russi.

Oltre 50 paesi a rischio

Un passo indietro. È ormai da diverse settimane che il rischio dell’arrivo del “terzo cavaliere dell’Apocalisse” (la fame) allarma il mondo. Il conflitto ha causato il crollo della produzione del grano e di altri prodotti agricoli in Ucraina, uno dei “granai” del mondo. Oggi il paese produce 19,4 milioni di tonnellate di grano, prima ne produceva 33: significa un crollo del 40 per cento. Poiché erano soprattutto i Paesi del Terzo mondo a rifornirsi dall’Ucraina oggi a essere considerati a “rischio alimentare” sono 53 di loro. Quelli più in pericolo sono Egitto, Turchia, Bangladesh, Iran, Libano, Tunisia, Yemen e Libia. Dall’inizio della guerra i prezzi sono aumentati del 36 per cento.

È per questo che le diplomazie si sono mobilitate per risolvere una questione che potrebbe diventare presto drammatica e si sta cercando di trovare una via per far uscire dal paese 20/25 milioni di tonnellate di grano ora ferme nei magazzini. Un numero destinato a crescere nei prossimi mesi fino a 50 tonnellate.

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Grano ucraino rubato

Gli ucraini hanno minato le acque intorno ad Odessa onde evitare un attacco russo. Secondo quanto trapelato, l’accordo prevede che siano i turchi a sminare le acque del Mar Nero così da permettere il passaggio delle navi che poi verrebbero scortate in acque neutrali. Ma gli ucraini non si fidano dei russi: temono che, una volta aperto il passaggio, i nemici ne approfittino per attaccarli.

C’è poi un altro tema: si teme che la Russia – primo esportatore mondiale di grano – stia approfittando dell’impasse per “ricattare” i paesi poveri. A loro promette cibo (anche quello rubato all’Ucraina) in cambio di consenso. Come ha scritto Avvenire, «gli Stati Uniti hanno allertato 14 Paesi, in gran parte in Africa, sul fatto che navi russe piene di quello che il dipartimento di Stato americano definisce “grano ucraino rubato” potrebbero essere dirette verso di loro. Ai Paesi africani si pone il dilemma: beneficiare di grano a buon mercato frutto di possibili crimini di guerra, mettendosi contro l’Occidente, o rifiutare l’affare per poi acquistare il grano a prezzi di mercato, mentre le quotazioni si impennano e centinaia di migliaia di africani sono affamati».

Le parti in commedia di Erdogan

Altre soluzioni? Tutte impraticabili, scriveva ieri il Corriere. Una potrebbe essere passare col grano per la Bielorussia («resterebbe sotto controllo russo»), creare un corridoio per farlo salpare dal porto di Mariupol già sminato («idem»), usare i fiumi («inadatti»)…

«Nemmeno le troppe parti in commedia di Erdogan – uno che sta nella Nato e intanto fornisce armi a Kiev, è amico di Putin e nel frattempo fa l’arbitro del Mar Nero – convincono tutti: a scortare le navi potrebbe essere una missione Onu allargata a diversi Paesi. Anche qui, però, c’è da sminare parecchio: i russi non vogliono gl’inglesi, gli ucraini han paura che i turchi non bastino, ai turchi non vanno i bulgari e i romeni che s’affacciano sul Mar Nero…»

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