Gli invisibili degli effetti negati

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Si sono vaccinati contro il Covid ma, dopo la dose, hanno cominciato a soffrire di strani malesseri, a volte gravi e invalidanti. Eppure, dal momento che il nesso tra l’iniezione e l’evento avverso non viene riconosciuto dalla maggior parte dei medici o dalle autorità sanitarie come l’Aifa (la cui farmacovigilanza è inadeguata), restano senza diagnosi, né cure, né indennizzi. Ecco le loro testimonianze.

Sono malati che nessuno cura. Un esercito di invisibili, costretti a convivere con problemi neurologici o di cuore, sbalzi della pressione sanguigna, disturbi all’udito o di deambulazione, soffrendo bruciori devastanti e un’infinità di altri sintomi che non scompaiono nemmeno dopo mesi. Patologie più o meno invalidanti ma che hanno tutte un denominatore comune: la vaccinazione anti Covid. Correlazione quasi sempre negata, mai ammessa da medici di base e specialisti, scartata con indifferenza dall’Aifa che si nasconde dietro l’algoritmo dell’Oms invece di effettuare una vigilanza farmacologica attiva, presente su tutto il nostro territorio solo per il 6,2 per cento. Risultato, appena 134.361 sospette reazioni avverse segnalate ufficialmente, un tasso di 18 eventi gravi ogni 100 mila dosi somministrate. Imbarazzante per la stessa agenzia regolatoria diffondere dati così sottostimati.

Le conseguenze? Senza il riconoscimento di una connessione tra malattia e inoculazione vengono negati indennizzi e mancano pure diagnosi appropriate, perché nessuno riesce a spiegarsi l’esplosione di patologie post vaccino così diffuse e complesse. Tradotto sul piano della salute individuale, decine di migliaia di italiani che hanno risposto con un atto di fiducia alla campagna vaccinale oggi faticano a vivere. Qualcuno si è tolto la vita, come S. la donna di 51 anni che i suoi cari hanno voluto proteggere anche dopo il suicidio, impedendo di divulgarne il nome.Aveva un lavoro, amici, soprattutto era sana prima di vaccinarsi. Poi, come si legge nella lettera straziante dei genitori, «con il corpo in fiamme, i dolori non l’hanno più abbandonata». Una via crucis costellata di visite specialistiche a pagamento, «senza trovare una cura». Nell’indifferenza di quanti dovrebbero vigilare sugli effetti avversi di un vaccino, S. non ha retto e a febbraio ha tolto il disturbo.

«Ho vissuto sofferenze molto simili a quelle inflitte alla nostra sfortunata amica» racconta Federica Angelini, 51 anni pure lei, insegnante di scuola elementare a Bussolengo, nel Veronese, fondatrice del «Comitato ascoltami» assieme ad altre vittime degli eventi avversi da vaccino Covid. Tuttora è costretta a ingerire dosi massicce di antistaminici per controllare i dolori reumatici, i bruciori che l’accompagnano da quando si vaccinò con AstraZeneca nel marzo 2021. «Ero convinta di fare la cosa giusta» non ha mai smesso di sostenere, sebbene patisca gli effetti di quell’iniezione. Federica conta 1.500 iscritti alla pagina Facebook del comitato e circa 60 mila persone che la seguono sui vari canali social.

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«Tutte persone che hanno sperimentato eventi avversi, come testimoniano le storie che postiamo ogni giorno» spiega. «Un condensato di dolore, impotenza, paura, e rabbia per come si sentono abbandonati dalle istituzioni. Soffrono l’indifferenza, che spesso è ostilità, da parte dei medici». Già, perché il paziente che lamenta malattie di cui prima non ha mai sofferto non viene monitorato. Meglio liquidarlo come ipocondriaco. Scrive in una chat del gruppo Viviana, 31 anni, da mesi alle prese con emicranie feroci, nausea persistente, dolori ovunque: «Mi fa rabbia che appena noi parliamo degli effetti collaterali che stiamo subendo, prendono la prima scusa: “È solo ansia”».

Chiara, 34 anni, dopo il vaccino Pfizer nel gennaio 2021 continua ad accusare tachicardia e dolori intensi al torace che nessuno sa spiegare. «Ogni notte il mio bambino si addormenta poggiando la mano sul mio petto, per me quella manina di quattro anni è una coltellata al cuore, provo un dolore, un bruciore ogni volta che mi sfiora. Eppure resisto, ed è quella manina sul mio cuore che mi dà la forza di andare avanti». Anche Azzurra, 28 anni, all’ultimo anno di un dottorato di ricerca, cerca di non abbandonarsi alla disperazione però deve ancora ricorrere alle stampelle per muoversi. Dopo un’unica dose con Astrazeneca e due segnalazioni all’Aifa, nove mesi di indagini e visite a pagamento le hanno confermato che ha una malattia neurologica rara «associata a diffusa infiammazione da IL-8, chemochina coinvolta nel processo infiammatorio per infezione da Sars-Cov-2, pur non avendo mai avuto il Covid, neanche in forma asintomatica».

Fabio Angeli, esperto di cardiologia preventiva, aveva detto a Panorama: «Le caratteristiche risultanti dalla vaccinazione assomigliano a quelle della malattia attiva». Le proteine Spike che il vaccino anti Covid fa produrre all’organismo sono molto simili a quelle del virus e si legano ad alcuni recettori in tutto il corpo, creando una sorta di paralisi funzionale. Michela, 25 anni, una sola dose che le ha lasciato «il fiato corto, ormai mio inseparabile amico, io che prima facevo trekking e avevo una resistenza da far paura. Ora la testa gira solo con una rampa di scale», deve fare i conti pure con un linfonodo all’inguine, post inoculo «che rimane ingrossato e reattivo, dopo ben otto mesi di antinfiammatori e antibiotici».

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Vi sembrano disturbi da poco? Per molto meno, vaccini sono stati sospesi o tolti dal commercio. E le testimonianze che riportiamo sono soprattutto di persone giovani, senza altre patologie, che probabilmente avrebbero reagito bene al Covid anche senza vaccinazione. «Avevo un’ecografia al cuore fatta di recente, che non evidenziava alcun versamento pregresso» racconta Tania. Dopo dieci giorni dalla prima dose accusa «male al petto, al braccio sinistro e alla mandibola sinistra, male allo stomaco». È un sanitario, insiste per un controllo, rilevano un versamento pericardico a distanza di sei mesi. «È rimasta una cicatrice sulla parete del cuore, che non se ne andrà mai più, un punto in cui il tessuto è più rigido e il cuore farà sempre più fatica».

Giovanna, una mamma di 27 anni, dopo la terza dose è stata ricoverata per un mese per «trombosi profonda al braccio sinistro e una superficiale, semi paresi alle gambe». Fatica a camminare, i dolori non se ne vanno. Poi c’è Toni, ridotto a una larva dopo la vaccinazione. Riusciva solo a deglutire liquidi, dal Pronto soccorso l’hanno rimandato a casa ben cinque volte senza ricoverarlo e ci sono voluti quattro mesi per diagnosticargli miastenia gravis, una rara malattia autoimmune. Non avviene solo in Italia. «Nessuno dei pazienti con cui Science ha parlato si è completamente ripreso» riportava a gennaio una delle più prestigiose riviste in campo scientifico. «Capire la causa dei sintomi post-vaccino, e se un trattamento precoce può aiutare a prevenire problemi a lungo termine potrebbe essere fondamentale per progettare sieri ancora più sicuri ed efficaci» ammetteva William Murphy, immunologo presso l’Università della California.

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Nel gennaio 2021, studiosi dei National institutes of health (Nih) hanno iniziato a seguire pazienti con eventi avversi. La ricerca, su piccola scala, non è riuscita a trarre conclusioni su come i vaccini possano aver causato problemi di salute, rari e duraturi. L’interruzione degli studi ha lasciato senza punti di riferimento migliaia di persone, che partecipano a gruppi online ma non vengono monitorate dalle autorità sanitarie, incapaci di «diagnosticare o addirittura classificare questi casi» come sottolinea Science. Pazienti statunitensi con danni da vaccino anti Covid hanno scritto alle varie agenzie statali – i Cdc, Centers for disease control and prevention e la Fda, Food and drug administration – chiedendo ascolto per le loro sofferenze e di poter «ottenere l’assistenza medica di cui abbiamo bisogno», nella speranza di tornare «alle nostre vite precedentemente sane» ha riportato il settimanale Newsweek.

Scienziati del Regno Unito di recente hanno svolto indagini sulle condizioni di salute di oltre 32 milioni di vaccinati con prima dose, scoprendo che Astrazeneca provoca un probabile eccesso di sindrome di Guillain-Barré (Gbs), circa 38 casi ogni 10 milioni di adulti. Per il vaccino Pfizer, lo studio ha rilevato 60 casi in più di ictus ogni 10 milioni di persone. L’identificazione di eventi avversi rari è ora un globale «priorità scientifica per tutti», scrivono gli autori dello studio britannico.

E se molti insistono a negare l’evidenza, parlando solo dei postumi del Covid, uno studio su oltre 13 milioni di persone citato da Nature Medicine del 25 maggio segnala che «la vaccinazione contro Sars-CoV-2 riduce solo del 15 per cento circa il rischio di long Covid dopo l’infezione». Gli autori hanno anche confrontato sintomi come «nebbia cerebrale» e affaticamento nelle persone vaccinate e non vaccinate fino a sei mesi dopo essere risultate positive, senza riscontrare differenze.

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