“Trump – ha dichiarato Liz Cheney, membro repubblicano isolato dal suo stesso partito – non solo non ha condannato l’assalto, ma l’ha difeso. Ha convocato i teppisti, li ha messi insieme e poi ha acceso la fiamma di questo attacco“. Cheney ha parlato di un “sofisticato piano in sette parti”, da parte dell’ex presidente, per ribaltare il risultato elettorale e il corso della storia. Il presidente della commissione, Bennie Thompson, ha parlato di “tentato colpo di stato” e messo in guardia: “Il complotto non e’ finito, la democrazia resta in pericolo”.

Nella prima parte dell’udienza la commissione ha puntato sullo smontare il grande teorema trumpiano della frode elettorale: dalla dichiarazione dell’allora Attorney General, William Barr, che confessa come le accuse di brogli “siano una str”, usando la parola “bullshit”. Poi quella dei consiglieri dell’allora presidente, che allo stesso Trump avevano detto che le elezioni erano state regolari e lui aveva davvero perso.

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Le conferme più inattese arrivano dai familiari di Trump, a cominciare dalla figlia Ivanka, che in una testimonianza registrata in video ammette: “Non c’erano prove” per affermare che il voto era stato rubato, come ha sempre sostenuto, e ancora sostiene, il padre. Nello spezzone mostrato stasera, viene chiesto a Ivanka cosa pensasse della dichiarazione dell’allora Attorney general, Barr, secondo il quale le elezioni erano state regolari. “Ha avuto un impatto sulla mia prospettiva – ha risposto Ivanka – io ho stima dell’Attorney general Barr, per cui ho accettato quello che sosteneva”.

I video registrati durante l’assalto al Campidoglio mostrano il ruolo dei Proud Boys, a cominciare dal leader, Joseph Biggs, quando avvicina una persona e gli dice di guidare il gruppo ad attaccare la polizia. Nella confusione dell’orda, appaiono uomini che si muovono in modo preciso. Sono quelli dei Proud Boys, incriminati di recente per “terrorismo domestico”, l’accusa più grave tra le centinaia di persone che sono sotto processo da mesi.

Le immagini drammatiche, alcune inedite, si incrociano con le testimonianze di altri membri del gruppo estremista, tra cui Enrique Tarrio, da cui si capisce che gli estremisti del gruppo erano stati aizzati da Trump e dal suo entourage. Davanti a questa sfilata di personaggi violenti, accecati dalla rabbia, alla fine sono arrivate le testimonianze del documentarista inglese Nick Quested, che ha filmato i Proud Boys, e soprattutto di Caroline Edwards, la poliziotta-eroina rimasta ferita durante l’assalto, la giovane donna che ha provato con tutte le forze a fermare i rivoltosi.

La sua storia ha finito per consegnare un messaggio di speranza, come ha ricordato il presidente della commissione Thompson nel ringraziamento finale, per una donna che, dopo essere svenuta in seguito all’aggressione, si è ripresa ed è andata a dare una mano ai colleghi. “Con il suo coraggio – le ha detto Thompson – lei non ha solo protetto i suoi colleghi, non ha solo protetto tutti noi, ma la democrazia. Ci auguriamo di rivederla presto, guarita completamente, e con la sua divisa”.

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