Kiev e Londra hanno discusso anche della condanna a morte di due combattenti britannici da parte di un tribunale gestito dai ribelli filorussi nell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk (Dpr). Il premier britannico Boris Johnson ha ordinato ai ministri di fare “tutto ciò che è in loro potere” per ottenere il loro rilascio. Anche l’Onu si è espressa sull’accaduto. La portavoce dell’Alto commissariato per i diritti umani Ravina Shamdasani ha sottolineato che “processi del genere contro i prigionieri di guerra costituiscono crimini di guerra”. Le condanne non hanno smosso la posizione dei ribelli e di Mosca. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha affermato che le condanne dei due cittadini britannici e di un cittadino marocchino sono “state pronunciate sulla base delle leggi della Repubblica popolare di Donetsk” e si è detto contrario a “interferenze” nel sistema giudiziario della Dpr.

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Riguardo alla possibilità di una soluzione diplomatica al conflitto, Lavrov ha affermato che Mosca “è ancora aperta al dialogo” ma che “il tango si balla insieme”. La prossima settimana è previsto un viaggio del presidente francese Emmanuel Macron in Romania e Moldavia, il 14 e 15 giugno. Sulla stampa francese era circolata la notizia di una possibile tappa anche a Kiev ma al momento l’Eliseo non si è sbilanciato a riguardo. La presidenza ha confermato che il leader visiterà l’Ucraina ma ha detto che deve essere ancora fissata una data. Parigi si è detta anche pronta a collaborare a un’operazione per sbloccare il porto di Odessa e consentire così l’esportazione del grano via mare.

Sul terreno la situazione continua ad essere critica. A preoccupare in particolare è la città di Mariupol, attualmente sotto il controllo delle forze russe. Il sindaco ucraino, Vadym Boychenko, ha affermato che la situazione epidemica sta peggiorando ogni giorno. “La dissenteria, il colera e altre pericolose malattie infettive potrebbero uccidere circa 10.000 residenti entro la fine dell’anno”, ha avvertito.