Elvira Nabiullina, voluta da Vladimir Putin, alla guida della Banca di Russia, è stata la prima donna a coprire la poltrona di governatrice tra le otto nazioni economicamente più forti e da quando è iniziata la guerra in Ucraina è finita sotto i riflettori.

Cinquantotto anni, riservata, è considerata parte della cerchia ristretta del presidente russo, di cui è stata consulente economica prima di diventare banchiere centrale a metà del 2013: un mandato di quattro anni, seguito da un secondo mandato quinquennale e ora si avvia ad affrontare altri cinque anni.

In tutto questo tempo ha creato un baluardo contro le sanzioni occidentali seguite nel 2014 all’annessione della Crimea e all’inizio del conflitto nel Donbass, e ha dovuto combattere con la svalutazione del rublo e il crollo del prezzo del petrolio.

Nata a Ufa nel 1963, si è laureata all’Università Statale di Mosca, ed è stata poi selezionata per il programma World Fellows dell’Università Yale. È stata viceministro al ministero dello Sviluppo Economico e del Commercio nel 1997 e lo stesso Putin l’ha nominata ministro dello Sviluppo economico e del Commercio nel 2007, carica che ha ricoperto fino al maggio 2012.

Da maggio 2012 a giugno 2013, è stata consigliere di Putin per gli affari economici, prima di prendere il timone della banca centrale. Già nei suoi primi mesi di mandato Nabiullina ha mostrato la sua ostinazione smentendo le aspettative di chi credeva che sarebbe stata più ‘obbediente’ di fronte agli inviti del Cremlino di allentare la politica monetaria.

Ha guidato lo straordinario rimbalzo della valuta russa, che ha perso un quarto del suo valore pochi giorni dopo l’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio. Da allora la banca centrale ha adottato misure aggressive per impedire a ingenti somme di denaro di lasciare il Paese.

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Secondo quanto trapelato sulla stampa, tra smentite della banca centrale e del Cremlino, Nabiullina era all’oscuro dei reali piani militari di Putin e si sarebbe fermamente opposta all’invasione dell’Ucraina al punto di consegnare per due volte la lettera di dimissioni. Ma il leader del Cremlino si è rifiutato di accettarle. Anzi, ha inviato alla Duma la lettera per confermarla e alla fine di aprile, il Parlamento russo l’ha rinominata.

E proprio in un discorso al Parlamento, ad aprile, la governatrice ha messo in guardia sull’impatto delle sanzioni sull’economia russa sentenziando infine che “il periodo in cui l’economia russa può vivere sulle scorte è limitato”. Un messaggio allarmante che ha costretto Putin a intervenire per minimizzare affermando che era “fallito il blitz dell’Occidente”.

Da aprile la banca centrale ha tagliato il suo tasso di interesse di riferimento per ben quattro volte, dopo il rialzo di emergenza dal 9,5% al 20% a fine febbraio a seguito dell’invasione dell’Ucraina. La Banca di Russia ha abbassato venerdì 10 giugno il tasso di interesse di riferimento al 9,5% dall’11%, riportandolo al livello a cui era quando è iniziata la guerra, e ha dichiarato che sono possibili ulteriori riduzioni se l’inflazione continuerà a diminuire.

L’istituto ha rivisto le sue previsioni, stimando ora un aumento dei prezzi al consumo del 14-17% nel 2022, rispetto alla sua precedente previsione di un aumento del 18-23%. L’ultima volta i tassi erano stati ridotti dal 14% all’11% in una riunione straordinaria a fine maggio.