2006 – Viene arrestato, su ordine della procura di Potenza, Vittorio Emanuele di Savoia

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Vittorio Emanuele di Savoia (Vittorio Emanuele Alberto Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro MariaNapoli12 febbraio 1937) è un membro di casa Savoia e imprenditore italiano naturalizzato svizzero.

È figlio dell’ultimo re d’Italia Umberto II e di Maria José. È sposato con Marina Doria, da cui ha avuto un figlio, Emanuele Filiberto. Dal 1983 è pretendente al trono d’Italia in disputa dal 2006 con la linea dinastica di Aimone di Savoia-Aosta.

Procedimenti giudiziari

Nel corso degli anni alcuni scandali legati a vicende giudiziarie hanno contrassegnato la vita di Vittorio Emanuele, che, a oggi, è sempre stato prosciolto dalle accuse più gravi e condannato solo per porto abusivo di armi da fuoco a 6 mesi con la condizionale.

Traffico di armi

Negli anni settanta Vittorio Emanuele venne indagato, sia dal giudice istruttore Carlo Mastelloni della pretura di Venezia, sia dal giudice istruttore Carlo Palermo della pretura di Trento, per traffico internazionale di armi verso alcuni paesi mediorientali posti sotto embargo, Il caso venne successivamente trasferito alla pretura di Roma. Tale indagine fu archiviata. Da tenere presente che Vittorio Emanuele era intermediario d’affari per conto anche della Agusta, e, grazie all’amicizia con lo Scià di Persia Reza Pahlavi, proprio in quegli anni concludeva compravendite di elicotteri tra l’Italia, l’Iran, e altri paesi arabi.

Accusa per l’omicidio di Dirk Hamer e porto abusivo di armi

Il 18 agosto 1978, sull’isola di Cavallo (Corsica), ci fu una sparatoria a seguito del furto del gommone di Vittorio Emanuele da parte di conviviali del miliardario Nicky Pende; Vittorio Emanuele sparò due colpi di carabina. L’ipotesi d’accusa, sulla base della quale fu in seguito arrestato, fu che uno dei proiettili avesse colpito l’addome dello studente tedesco di 19 anni Dirk Geerd Hamer, figlio di Ryke Geerd Hamer, che stava dormendo in una barca vicina, il Mapagia della famiglia Leone, e che morì nel dicembre dello stesso anno dopo una lunga agonia. Di ciò, però, non vi fu prova, in quanto la difesa sostenne la presenza di altre persone che avrebbero sparato durante la colluttazione, poi fuggite e mai identificate dalla gendarmeria francese che restituì al proprietario italiano una P38 precedentemente sequestrata; la barca fu misteriosamente fatta smantellare in Sardegna senza che le autorità francesi potessero perquisirla. Anche il calibro ed il rivestimento dei proiettili che ferirono il giovane risultarono diversi da quelli in dotazione alla carabina di Vittorio Emanuele di Savoia (al quale sarebbe stato contestato, senza però addurre alcuna prova, di aver effettuato una sostituzione d’arma). Nel novembre del 1991 fu prosciolto dalla Camera d’accusa parigina dall’accusa di omicidio volontario e condannato a 6 mesi con la condizionale per porto abusivo d’arma da fuoco, “fuori dalla propria abitazione”. Il 21 giugno 2006, durante la sua detenzione nel carcere di Potenza, una microspia ha intercettato una sua conversazione in cui ammetteva di aver sparato il colpo alla gamba, vantandosi di essere uscito vittorioso dalla vicenda. Il contenuto della conversazione fu divulgato poco tempo dopo dalla stampa:

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«Anche se avevo torto… devo dire che li ho fregati. È davvero eccezionale: venti testimoni, e si sono affacciate tante di quelle personalità importanti. Ero sicuro di vincere. Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione, è andato qui e ha preso la gamba sua, che era steso, passando attraverso la carlinga»

Secondo gli avvocati difensori, la conversazione sarebbe stata alterata falsando o eliminando i “non” per far apparire le affermazioni negative in positive. Tuttavia la videoregistrazione è stata conservata e, dopo anni di richieste alle autorità, la sorella di Dirk, Birgit Hamer, ne è venuta in possesso. Il 24 febbraio 2011 è stata pubblicata in rete dal sito di il Fatto Quotidiano.

La versione della famiglia di Dirk, che è stata divulgata da numerosi quotidiani, afferma che il diciannovenne venne colpito alla gamba da un proiettile. Vittorio Emanuele avrebbe sparato alcuni colpi dal suo yacht, uno dei quali penetrò nella stiva e colpì il giovane, che stava dormendo, alla gamba: nonostante i soccorsi e il ricovero in una clinica, la gamba andò in gangrena (venne soccorso dopo circa 4 ore e perse molto sangue); Dirk entrò in coma e morì dopo quattro mesi di agonia. Vittorio Emanuele sostiene tuttora che il proiettile nella gamba di Dirk Hamer era della pistola P38, mentre il fucile con cui lui avrebbe sparato alcuni colpi in aria era una carabina, quindi con proiettili diversi.

Nell’agosto 2017 la Cassazione, confermando l’assoluzione dell’ex direttore di la Repubblica Ezio Mauro e di un giornalista dall’accusa di aver diffamato in un articolo del 2007 Vittorio Emanuele di Savoia – il cui ricorso contro i proscioglimenti emessi dalla Corte di Appello di Milano nel 2016 è stato respinto – ha sostenuto, esaminando la sparatoria avvenuta all’isola di Cavallo nell’agosto del 1978, che “gli elementi indiziari utilizzati nella sentenza dell’appello (gli accertamenti svolti dalla gendarmeria francese, la soluzione data al caso dalla Corte parigina e le intercettazioni effettuate nel carcere di Potenza) costituiscono, effettivamente, un compendio indiziario più che sufficiente a suffragare l’opinione che Savoia sia stato assolto dal reato di omicidio volontario, ma non che sia stata esclusa ogni sua responsabilità nel tragico evento di cui egli porta, invece, un carico di responsabilità” e lo ha condannato a due anni di reclusione con la condizionale per calunnia nei confronti della sorella dell’Hamer, che aveva affermato la responsabilità di Vittorio Emanuele nell’omicidio. Affermazione raccolta e pubblicata dal giornalista. Secondo la Cassazione, il diritto all’oblio “si deve confrontare col diritto della collettività ad essere informata ed aggiornata sui fatti da cui dipende la formazione dei propri convincimenti, anche quando ne derivi discredito alla persona titolare di quel diritto, sicché non può dolersi Savoia della riesumazione di un fatto certamente idoneo alla formazione della pubblica opinione”, come la morte di Dirk Hamer nel 1978, tanto più che Vittorio Emanuele “è figlio dell’ultimo re d’Italia e, secondo il suo dire, erede al trono”.

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Affiliazione alla loggia massonica P2

Come molte personalità della classe dirigente italiana che promosse l’abrogazione delle norme transitorie e il rientro in Italia, è risultato iscritto alla loggia massonica P2 di Licio Gelli con la tessera numero 1621 (Lista degli appartenenti alla P2).

Corruzione, concussione, gioco d’azzardo, falso e sfruttamento della prostituzione

Il 16 giugno 2006 il GIP Alberto Iannuzzi del Tribunale di Potenza, su richiesta del PM Henry John Woodcock, ne ha ordinato l’arresto con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al falso, e associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione nell’ambito di un’indagine legata al casinò di Campione d’Italia. Il 23 giugno 2006, in seguito ad una parziale ammissione dei fatti che gli sono stati addebitati, per decisione del GIP di Potenza, è stato messo agli arresti domiciliari a Roma, in una casa del quartiere Parioli di proprietà della famiglia Fabbri, dove si è trasferito con la moglie Marina Doria. Il Tribunale del Riesame di Potenza, in data 20 luglio 2006, gli ha revocato gli arresti domiciliari, imponendogli il solo divieto di espatrio. Al suo rilascio, dichiarò alla stampa:

«Se uno è in cerca della giustizia, alla fine la trova. La vita, a volte, è davvero molto strana: ho atteso cinquantasei anni per rientrare in Italia, e ora non la posso più lasciare»

A soli otto giorni dalla propria liberazione, il 28 luglio 2006, in una telefonata ad un conoscente, Vittorio Emanuele dichiarò:

«Questi giudici sono dei poveretti, degli invidiosi, degli stronzi. Pensa a quei coglioni che ci stanno ascoltando: sono dei morti di fame, non hanno un soldo. Devono stare tutto il giorno ad ascoltare, mentre probabilmente la moglie gli fa le corna»

Circa la questione delle intercettazioni telefoniche, agli inviati del Tg satirico Striscia la notizia che gli hanno consegnato il famoso premio del Tapiro d’Oro, ha affermato:

«Le intercettazioni sa come le fanno? Si prendono le paroline e poi le si appiccica»

Il 28 settembre 2006, circa le vicende di Campione d’Italia e le intercettazioni telefoniche, dichiarò:

«Tutto ciò è un sistematico attacco ai danni di Casa Savoia. Nel modo subdolo dei poteri occulti. Sono rimasto in silenzio per molte settimane, su consiglio dei miei avvocati, ma ora è il momento di parlare, per fare emergere la verità. Stiamo vedendo ogni giorno che cosa accade nel mio Paese, e cioè intercettazioni telefoniche, fughe di notizie, voglia di protagonismo da parte di alcuni personaggi. Lo scorso inverno, Casa Savoia aveva indici di gradimento molto alti, e in quel momento è partito questo sistematico attacco per far sprofondare la nostra immagine. Non so se ci sia un disegno unico dietro a quanto mi è accaduto, ma io intendo parlarvi di Giustizia, e della mia fiducia nei suoi riguardi»
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Il 13 marzo 2007 la Procura della Repubblica di Como, sulla scorta del riesame integrale di tutte le intercettazioni, ha chiesto l’archiviazione delle due inchieste aperte nei confronti di Vittorio Emanuele di Savoia a Potenza e trasferite a Como, che coinvolgevano anche l’ex sindaco di Campione d’Italia Roberto Salmoiraghi, l’imprenditore Ugo Bonazza, Giuseppe Rizzani e la signora Vesna Tosic; il 27 marzo il GIP del tribunale di Como ha accolto l’istanza di archiviazione. Anche la procura di Roma si è orientata in tal senso perché i fatti non sussistono.

Il 22 settembre 2010, in relazione alla vicenda di Campione d’Italia, il GUP del tribunale di Roma, Marina Finiti, al termine del giudizio con rito abbreviato, ha scagionato da ogni accusa Vittorio Emanuele di Savoia e altre cinque persone coinvolte nel filone di indagine “Savoiagate” con la formula “assolti perché il fatto non sussiste“.

Il 3 luglio 2008 il PM Henry John Woodcock ha chiesto il rinvio a giudizio per Vittorio Emanuele di Savoia con il reato di “associazione a delinquere finalizzata alla corruzione ed al falso contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica ed il patrimonio”. Nello specifico, Woodcock contesta a Vittorio Emanuele di aver “promosso e organizzato una holding del malaffare specializzata in corruzioni di vario tipo, specie nel settore del gioco d’azzardo”: lui ed un’altra dozzina di indagati sarebbero coinvolti in un giro di tangenti per ottenere dai monopoli di stato certificati per l’installazione delle cosiddette “macchinette mangiasoldi”, attività che avrebbe anche favorito il riciclaggio di denaro sporco tramite “relazioni con casinò autorizzati, ed, in particolare, con il casinò di Campione d’Italia”. Nel settembre 2010 Vittorio Emanuele di Savoia è stato assolto con formula piena dal GUP del tribunale di Roma.

Il 23 settembre 2009 il GUP di Potenza Luigi Barrella ha rinviato a giudizio, per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici funzionari, Vittorio Emanuele di Savoia su richiesta dell’ex PM di Potenza, Henry John Woodcock. Il rinvio a giudizio di Vittorio Emanuele era stato chiesto da Woodcock nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta Savoiagate. Il procedimento fu trasferito a Roma, per competenza territoriale e ivi Vittorio Emanuele di Savoia fu assolto poiché il fatto non sussiste.

Il 23 febbraio 2015 Vittorio Emanuele di Savoia ha ottenuto un risarcimento di 40.000 euro per i giorni trascorsi in cella da innocente.

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