Sicurezza vaccini: EMA e AIFA negano i documenti e gli avvocati ricorrono al TAR

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C’è una reazione costante delle istituzioni sanitarie rispetto alle legittime domande che vengono poste in merito alla strategia adottata per contrastare il Covid: il silenzio. Silenzio che si è ascoltato di fronte alla possibilità di istituire una commissione di inchiesta sui decessi del bergamasco nel marzo 2020. Identico silenzio che viene ora registrato sulle relazioni di sicurezza dei vaccini anti Covid.

La querela nei confronti dell’AIFA

Vi avevamo dato conto su Byoblu della querela fatta nei confronti dell’AIFA, l’agenzia italiana del farmaco, da un gruppo di avvocati per conto delle associazioni Idu (istanza diritti umani, di Novara) e Dus (Diritti umani e salute, di Roma). Con quella querela gli avvocati denunciavano la mancata pubblicazione di 6 documenti relativi ai vaccini anti Covid.

Nello specifico si tratta dei Rapporti periodici di aggiornamento sulla sicurezza dei farmaci, documenti che sarebbero dovuti essere necessariamente resi pubblici, rispettando delle scadenze specifiche, pena l’invalidità dell’autorizzazione condizionata alla commercializzazione dei vaccini. Bene, l’AIFA aveva negato di possedere tali documenti, ritenuti “di natura confidenziale”, mentre l’EMA aveva negato l’autorizzazione alla pubblicazione perché avrebbe pregiudicato il processo decisionale.

Eppure sono le stesse agenzie ad aver definito le regole per la pubblicazione di questi rapporti. A distanza di più di un mese la situazione non è cambiata, anzi.

Il silenzio di Speranza

Il 12 maggio scorso, sulla base della documentazione degli avvocati, un gruppo di senatori ha presentato un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro della Salute Roberto Speranza. Tra le domande poste si legge: “Il Ministro è a conoscenza della questione? Il Ministro non ritiene che, data l’obbligatorietà dei vaccini per alcune categorie sociali, sia come minimo dovuto a quelle persone la conoscenza di cosa gli si stia iniettando in corpo?”. Risposte da parte del Ministro Speranza? Zero.

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Nel frattempo però permangono gli obblighi vaccinali per diverse categorie di lavoratori, pena la sospensione o il demansionamento. Quindi siamo di fronte al paradosso in cui un cittadino deve decidere così su due piedi se perdere la principale fonte di sostentamento oppure sottoporsi ad un trattamento sanitario, mentre le agenzie del farmaco possono prendersi la libertà di non pubblicare documenti essenziali.

L’enigmatica risposta dell’EMA e il ricorso al TAR

Non avendo ricevuto risposte dall’EMA e dall’AIFA, gli avvocati si sono rivolti direttamente alla casa farmaceutica Pfizer. Anche in questo caso la risposta è stata il silenzio. Lo scorso 8 giugno gli stessi avvocati hanno poi presentato un ricorso al TAR con la richiesta che AIFA pubblichi i tanto attesi rapporti periodici sulla sicurezza.

Nel frattempo l’EMA ha compiuto una mossa decisamente strana. Dopo la richiesta di accesso agli atti degli avvocati, l’EMA ha infatti fornito un documento che non sembra avere molto a che fare con le relazioni sulla sicurezza dei vaccini. Si tratta invece del “Rapporto di comparabilità per lotti di prodotti farmaceutici” ed è oltretutto un documento pieno di omissis e parti oscurate. È un po’ come se l’EMA cercasse di pescare a caso nel mucchio sperando di placare così le legittime richieste degli avvocati.

Eppure nonostante manchino questi documenti essenziali, l’EMA sembra essere pronta ad approvare il vaccino anti Covid anche per i bambini dai 6 mesi ai 4 anni. Un’approvazione che arriverebbe, anche questa, nella forma condizionata, nonostante l’attuale situazione sanitaria non possa essere in alcun modo definita emergenziale.

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