Lo stato maggiore dem è convinto che, anche in assenza delle sigle dei partiti, nel Paese esiste una larga fetta di elettori che cerca risposte che solo i dem possono dare. Letta ne elenca alcune

L’Ulivo più che l’Unione: a quel modello guarda Enrico Letta quando pensa alle coalizioni future, tutte da costruire. “Io ricordo le due avventure politiche di Romano Prodi, quelle delle due sconfitte del centrodestra”, spiega Letta da Bologna, città del Professore e di Beniamino Andreatta, i due maestri del segretario Pd.

“Una di queste ha costruito l’idea di un’Italia nuova e moderna”, spiega Letta riferendosi all’Ulivo: “Io son legato all’idea dell’Ulivo e della vittoria di Prodi nel 1996: il centrosinistra vince se ha una idea più avanzata di futuro e non se mette insieme un altro pezzettino del puzzle. Non andrò a ricercare ogni pezzettino di puzzle, ma metterò in campo le migliori idee ed energie per lavorare sul futuro migliore per il nostro Paese”. Un’impresa che si annuncia difficile.

Da una parte, le tribolazioni del Movimento 5 Stelle non rassicurano i dem sull’interlocutore. Non sono passati inosservate le dichiarazioni con cui Luigi Di Maio ha attaccato apertamente i vertici del suo partito, parlando di scarso confronto interno, fra le altre cose.

Affermazioni che hanno messo in evidenza la voragine che si è venuta a creare fra il ministro degli Esteri e il presidente del Movimento 5 Stelle. Dall’altra ci sono Matteo Renzi e Carlo Calenda che, però, sembrano già al lavoro per la costruzione di un “centro riformista”. Il Partito Democratico, forte anche del risultato elettorale che lo vede primo partito in Italia, si colloca al centro dello schieramento, cercando di federare.

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Lo stato maggiore dem è convinto che, anche in assenza delle sigle dei partiti, nel Paese esiste una larga fetta di elettori che cerca risposte che solo i dem possono dare. Letta ne elenca alcune: la legge sul suicidio assistito, quella sulla cittadinanza, la lotta alla crisi climatica con il Fit for 55 europeo, i diritti con il ddl Zan.

Tutti temi che marcano la distanza dal “discorso inascoltabile e inaccettabile di Giorgia Meloni in Andalusia”, rimarca il segretario Pd. “L’ultima cosa di cui questo Paese ha bisogno sono i comizi come quello di Giorgia Meloni con frasi inascoltabili e inaccettabili”, spiega Letta: “Si prenda il discorso di Meloni in Andalusia e si dica cosa pensiamo rispetto a quei concetti, così da rendere evidente la differenza tra destra e sinistra”.

Sul fine vita, ad esempio: “Voglio dirlo con tutta la forza che ho: stiamo parlando di temi che richiedono profonda delicatezza e chi li affronta in modo sguaiato, portando aspetti identitari, fa solo propaganda. Il nostro impegno a che la norma diventi legge e’ un impegno totale. Mi vergognerei se questa legislatura si concludesse senza la norma sul suicidio assistito”.

O sullo Ius Scholae: “Il Parlamento deve legiferare. L’Unhcr ha dato le cifre sulla mobilita’ nel mondo dovuta alle migrazioni. Filippo Grandi ci racconta cifre che raddoppiano ogni tre anni. Solo la crisi ucraina ha portato al movimento di sette milioni di persone. Attorno a questi temi dobbiamo essere quelli che guardano al futuro, non fermarci all’Italia di ieri. Non ho mai vissuto nella mia vita uno scarto così netto tra la percezione che hanno i giovani e la politica”.

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C’è poi la partita dell’ambiente, con il pacchetto Fit for 55 all’esame del Parlamento Europeo: “Il provvedimento più importante in questo momento. Ho chiesto che la prossima settimana venga seguita la discussione al parlamento europeo perché sarà la discussione finale e noi spingiamo perché questo importante provvedimento sia approvato in via definitiva”. Su queste basi programmatiche Letta intende costruire la coalizione, quel ‘campo largo’ di cui parla dall’inizio del suo mandato al Nazareno. “Lo faremo con chi ci vuole stare. Per costruire l’opposto della lista dei sì e dei no di Giorgia Meloni”, chiosa il segretario.