Già nel febbraio scorso, Amnesty International aveva pubblicato un documento di oltre 270 pagine dal titolo L’apartheid di Israele contro i palestinesi: crudele sistema di dominio e crimine contro l’umanità”. In quell’occasione, il direttore di Amnesty International degli Stati Uniti, Paul O’Brien, ha detto, durante un discorso tenuto presso il Women’s National Democratic Club (WNDC), che la maggior parte degli ebrei statunitensi non vuole che Israele sia uno stato ebraico, ma piuttosto «uno spazio ebraico sicuro» basato su «valori ebraici fondamentali».

Ricordiamo infatti che Israele, dal 2018, è ufficialmente uno stato ebraico a seguito dell’adozione della legge dello Stato-Nazione. Come vi abbiamo già dato conto lo scorso anno, in un articolo che trattava proprio lo stato di apartheid in Israele, tale legge dichiara ufficialmente lo Stato d’Israele come Stato ebraico. Tre sono i punti fondamentali: per prima cosa afferma che il diritto di esercitare l’autodeterminazione nazionale è unico per il popolo ebraico; secondariamente, la lingua ufficiale è solo ed esclusivamente quella ebraica; terza cosa, questa legge riconosce l’insediamento ebraico come valore nazionale e impone che lo Stato si adoperi per incoraggiare e promuovere l’istituzione e lo sviluppo di nuove colonie, nonostante numerose risoluzioni ONU contrarie intimino di fermare questo processo di espansione poiché contrario alle norme del diritto internazionale.

Leggi anche:   Covid, Israele verso l’annullamento del sistema Green pass: test antigenici gratuiti

Nel marzo scorso, l’esperto legale Michael Lynk, durante il Consiglio dei diritti umani a Ginevra, ha detto che le Nazioni Unite devono ritenere Israele responsabile del crimine di apartheid contro i palestinesi: «Il Relatore Speciale raccomanda che la comunità internazionale accetti e adotti i risultati, ovvero che l’apartheid viene praticato da Israele nei territori palestinesi occupati e oltre».

Sia al momento dell’uscita del report di Amnesty International sia adesso con la pressione dell’Autorità Palestinese, con l’appoggio di Sudafrica e Namibia, per la riconvocazione del Comitato speciale dell’ONU contro l’apartheid di Israele, gli attacchi sono arrivati in maniera trasversale e bipartisan, tanto da Israele -ovviamente – quanto dagli Stati Uniti. Politici di vario livello hanno etichettato come false le accuse rivolte ad Israele e si sono scagliati contro il report di Amnesty International, da molti definito «in malafede».