“Lascio il Movimento 5Stelle” per una ” forza politica che non sarà personale”, dove “non ci sarà spazio per odio, sovranismi e populismi”. Luigi Di Maio strappa e dà vita alla sua creatura fuori dalla galassia pentastellata. Una scissione annunciata, punto di arrivo di un percorso obbligato, ben prima degli attriti con Giuseppe Conte sul posizionamento del Movimento nei confronti della guerra in Ucraina. Una separazione in casa che si trasforma in divorzio con tanto di nome ‘Insieme per il futuro’. Due gruppi parlamentari uno alla Camera e uno al Senato con 39 deputati e 11 senatori, in tutto 50 firme che – filtra da fonti vicine al titolare della Farnesina – hanno come obiettivo quello di raggiungere quota 60. Di Maio, dunque, potrà contare inoltre su una folta truppa di esponenti del governo: oltre a lui stesso c’è l’adesione del viceministro al Mef, Laura Castelli, del sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, del Sud, Dalila Nesci, e della Salute, Pierpaolo Sileri.

Prima dell’annuncio ufficiale, in una conferenza stampa affollatissima all’hotel Bernini Bristol di Roma, l’ex capo politico M5S, fa un passaggio al Quirinale per incontrare il capo dello Stato, Sergio Mattarella. Un incontro fissato da tempo – filtra da ambienti del Quirinale – nulla a che fare con l’addio al Movimento, assicurano.Insomma, Di Maio alla fine rompe gli indugi senza aspettare né l’Assemblea congiunta del Movimento in programma domani né il successivo arrivo nella Capitale di Beppe Grillo. Il Garante, peraltro, proprio in mattinata con un post pubblicato sul proprio blog aveva chiesto chiarezza dopo le bordate a distanza tra l’ex capo politico e il neo presidente del Movimento Giuseppe Conte. “La luce del sole è il miglior disinfettante – le parole del comico -. Luce sia, dunque, sulle nostre ferite, sulla palude e sull’oscurità.Qualcuno non crede più nelle regole del gioco? Che lo dica con coraggio e senza espedienti. Deponga le armi di distrazione di massa e parli con onestà”. Un invito a uscire allo scoperto condito da una riflessione: “Quando il MoVimento fece i primi passi Steve Jobs chiese agli studenti di Stanford di accettare la morte come agente di cambiamento della vita e disse loro ‘ora il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, diventerete gradualmente il vecchio e verrete spazzati via. Scusate se sono così drastico, ma è vero’.

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La sua Apple è oggi diventata la più grande impresa del mondo e la Silicon Valley resta la culla dell’innovazione tecnologica. Ma nella vicina Arizona c’è anche una foresta pietrificata da milioni di anni”. “Siamo tutti qui per andarcene, comunque, ma possiamo scegliere di lasciare una foresta rigenerata o pietrificata”, la conclusione di Grillo. E a distanza di qualche ora dal post dell’Elevato, praticamente in contemporanea con l’arrivo del premier Mario Draghi al Senato per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo, in Parlamento cominciano le grandi manovre della componente ‘dimaiana’ del Movimento. Gli ‘scissionisti’ si muovono in fretta tra i corridoi dei palazzi della politica, e conti alla mano compilano la lunga lista che li porta a formare il gruppo a Montecitorio e la componente a palazzo Madama (mancando un simbolo presentato alle elezioni politiche del 2018). Intanto Di Maio è seduto accanto al premier Draghi alla sua sinistra, mentre alla destra si trova il leghista, Giancarlo Giorgetti. Una strana casualità che i fotografi non si lasciano scappare.