1932 – Viene posata la prima pietra della città di Littoria

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Latina è un comune italiano di 127 059 abitanti, capoluogo dell’omonima provincia nel Lazio. È la seconda città laziale per numero di abitanti, preceduta soltanto da Roma.

È una delle più giovani città d’Italia, essendo una città di fondazione nata col nome di Littoria durante il ventennio fascista, a seguito della bonifica integrale dell’Agro Pontino, e inaugurata il 18 dicembre 1932. Il territorio comunale apparteneva precedentemente ai comuni di CisternaSermonetaSezze e Nettuno e comprendeva zone paludose e macchia, piccoli nuclei abitati preesistenti e zone abitate solo stagionalmente a causa del territorio poco ospitale e della malaria. La città assunse nel 1944 la denominazione di Latinia e, successivamente, quella attuale di Latina il 7 giugno 1945 a seguito della pubblicazione del decreto luogotenenziale del 9 aprile 1945, n. 270. In questo modo il toponimo fascista veniva sostituito da un nuovo nome pertinente alla localizzazione geografica (nel Lazio) e storica (popoli e città latine) e aveva il vantaggio di consentire il mantenimento della sigla già esistente ed utilizzata della provincia.

Origini del nome

Il nome di Littoria, che fu dato alla città nel 1932, trae origine dal fascio littorio (il fascio di bastoni di legno legati con strisce di cuoio intorno ad una scure), ovvero l’emblema del regime fascista, già simbolo di potere nell’antica Roma.

Nel 1944, quando le autorità del comune decisero di cambiare nome alla città per distaccarsi dal fascismo, il nuovo toponimo fu deciso assumendo quello antico del territorio che la circonda, ossia il Latium adiectum, origine del popolo dei latini: fu così che Littoria divenne Latinia. Poi, considerando che i toponimi fascisti delle città che erano state istituite terminavano quasi tutti in “-inia“, si decise di ribattezzare la città, invece di Latinia, Latina. Per la scelta del nuovo nome si considerò anche che la sigla automobilistica della provincia (LT) rimanesse inalterata.

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Storia

Prima della fondazione

Prima della bonifica dell’Agro Pontino, il territorio era caratterizzato da estese zone umide di cui sono conservate le ultime vestigia all’interno del Parco Nazionale del Circeo e dell’Oasi di Ninfa. Nonostante fossero un’area ad elevata biodiversità e di particolare importanza per la migrazione dell’avifauna, queste zone erano luogo di riproduzione della zanzara anofele, famigerato vettore della malaria che, assieme alle abbondanti acque stagnanti, hanno da sempre reso difficile la colonizzazione e lo sfruttamento agricolo della pianura pontina fin dall’antichità. Le prime popolazioni che vi abitarono furono i Latini (popolo che dà il nome al Lazio, Latium, e alla stessa lingua dei romani), da cui deriva l’attuale nome della città, che vi fondarono Satricum, ai confini con l’attuale comune di Nettuno, e altre città della lega latina i cui resti oggi si trovano nella parte nord della provincia.

In seguito i Romani costruirono la Via Appia, dove si trovava Tres Tabernae (odierna Cisterna di Latina) e successivamente sorsero diversi centri tra cui Tripontium (odierna Tor Tre Ponti) e Forum Appii (odierna Borgo Faiti), citato negli Atti degli Apostoli.

Successivamente, con le invasioni barbariche e gli attacchi dei Saraceni, le opere di bonifica attuate dai Romani furono distrutte, e la palude tornò ad invadere anche quei territori che si era riusciti a strappare all’acqua.

Nei secoli successivi, da parte di diversi Papi, si segnaleranno tentativi di bonifica, quasi tutti destinati al fallimento. In quegli anni, Latina era un immenso latifondo della famiglia Caetani e tale resterà fino agli anni 1930.

La fondazione

Negli iniziali progetti di bonifica il fascismo aveva previsto per l’Agro Pontino uno sviluppo esclusivamente rurale, senza la nascita di nuovi centri urbani di notevoli dimensioni. Presto però il commissario governativo per la bonifica, Valentino Orsolini Cencelli, si rese conto che i preesistenti comuni di Cisterna e Terracina erano insufficienti a coprire le esigenze dei pionieri. Il progetto di un nuovo centro amministrativo puntò quindi sulla località del “Cancello del Quadrato”, dove sorgevano già piccoli insediamenti. La prima pietra della nuova città, il cui progetto era curato secondo i canoni dell’architettura razionalista da Oriolo Frezzotti, venne posta il 30 giugno del 1932, nel totale silenzio dei giornali italiani come aveva disposto lo stesso Mussolini, fortemente contrario al progetto.

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La stampa estera, al contrario, esaltò la costruzione di Littoria dedicando ad essa ampi articoli. Mussolini cambiò idea e il 18 dicembre dello stesso anno partecipò alla solenne cerimonia d’inaugurazione. La nascita della nuova città fece il giro del mondo.

Il territorio comunale fu creato ricavandolo in larga parte da quello dell’attuale Cisterna di Latina (all’epoca “Cisterna di Roma” e dal 1935 “Cisterna di Littoria”), ma anche dai comuni di Nettuno e Sezze. Littoria fu eretta a capoluogo della neonata provincia nel 1934.

La propaganda fascista sfruttò l’opera della bonifica e la inserì all’interno della “battaglia del grano” per combattere la crisi economica successiva all’autarchia. Mussolini si recava spesso nelle ex paludi e sono note le immagini propagandistiche di Mussolini che si mostra intento a lavorare il grano a torso nudo, insieme ai coloni. Con la Battaglia del Grano si iniziava l’attuazione di un vasto piano di bonifica integrale. Questa azione del governo veniva sul piano culturale sostenuta ed incoraggiata in modo particolare dagli scrittori di “strapaese” raccolti attorno alla rivista di Nino Maccari “Il Selvaggio” (Malaparte, Longanesi, Soffici, Berto Ricci, Ottone Rosai, etc.). Alla città massificata e consumistica in cui l’uomo si isola dalla natura abbruttendosi e che negli anni trenta trova le manifestazioni più aberranti in certe città americane ove gangsterismo e alcolismo sono le espressioni più tipiche, si contrapponeva il Comune Rurale. Non solo in Italia ma anche all’estero. Si ipotizzavano nuovi tipi di agglomerati urbani Wright, ad esempio, ipotizzava cittadine di modeste entità demografica con case a dimensioni autenticamente umane circondate almeno da acro di terreno. Spengler affermava “che le antichissime radici dell’essere si disseccano tra le masse di pietra delle città”. La “Cosmopoli” disgrega la società e l’urbanesimo ne è la manifestazione più evidente con tutte le implicazioni e complicazioni. Civiltà rurali quindi da contrapporre alla cosmopoli. Da questo contesto, dicevamo, scaturisce il mito di Littoria, simbolo della civiltà rurale.

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Il comune di Littoria fu popolato con l’immigrazione massiccia di coloni soprattutto venetifriulaniemiliani e romagnoli, oggi denominati nell’insieme comunità venetopontine, ai quali furono consegnati i poderi edificati dall’Opera Nazionale Combattenti, similmente a quanto operato nei limitrofi comuni della pianura.

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