Negli ultimi quattro mesi di guerra la situazione sul campo non ha mai arriso così tanto alla Russia. Dopo la presa di Severodonetsk, l’Armata rossa sta avanzando nel Donbass per accerchiare Lysychansk (l’ultima città che separa il Cremlino dalla conquista dell’intera regione di Lugansk) e già ammassa le sue truppe per attaccare Sloviansk e fare progressi nell’oblast di Donetsk.

L’Unione Europea torna a dividersi

Vladimir Putin continua a finanziare la sua guerra grazie ai proventi della vendita di gas e petrolio, che hanno raggiunto livelli record. Come se non bastasse, i tagli alle forniture di gas dei paesi europei, per impedire che portino gli stoccaggi a livelli di sicurezza in vista dell’inverno, mettono il Cremlino nella posizione di poter minacciare l’Europa nei prossimi mesi.

Davanti a questa situazione, aggravata dalle sanzioni approvate all’unanimità dall’Unione Europea, è sconfortante constatare che Bruxelles non è in grado di prendere alcuna contromisura. All’ultimo Consiglio europeo, le proposte sul tavolo erano tante: il tetto al prezzo del gas richiesto da Mario Draghi (se ne riparlerà a ottobre quando «potrebbe essere già tardi»), un nuovo “Next Generation Eu” per aiutare i paesi a far fronte all’aumento stratosferico dei costi dell’energia, stoccaggi e approvvigionamenti comuni.

«Retorica e illusione»

Il Consiglio europeo, per la solita opposizione dei “falchi” del Nord spalleggiati dalla Germania, ha detto no a tutto. Con quale prospettiva? La riassume bene il direttore del Corriere, Luciano Fontana:

«Le risposte dell’ultimo Consiglio europeo sono, da questo punto di vista, molto deludenti. Abbiamo giustamente sbandierato due principi: non si può dipendere più dal gas russo e bisogna proteggere i cittadini e le imprese europee dall’impatto di un prezzo dell’energia stratosferico. Prezzo che viene usato dalla Russia come uno dei principali strumenti di battaglia. E allora dove sono le politiche comuni per le forniture e gli stoccaggi? E perché si rinvia in continuazione la misura sul tetto al prezzo del gas? Ci sembra che la risposta al momento sia questa: ognuno faccia per sé, a costo di dare un vantaggio enorme a Putin. La prospettiva di un’Europa forte e unita diventa così solo retorica e illusione».

L’unità europea è ancora un miraggio

Illudersi che l’Ucraina possa resistere sul campo solo attraverso l’invio di nuove armi, e non minando alla radice la capacità russa di finanziare la guerra, è solo «retorica e illusione». Fare un grande gesto simbolico, come dare il via libera alla candidatura dell’Ucraina per entrare nell’Ue, è solo «retorica e illusione» se poi l’unità resta un miraggio quando si tratta di approvare contromisure per togliere a Putin l’arma della minaccia energetica.

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In una recente intervista a Tempi Giovanni Farese, professore associato di Storia dell’economia all’Università europea di Roma, affermava: «Se di fronte al ricatto di Putin sul gas l’Unione Europea lasciasse soli gli Stati membri, allora sarebbe un disastro». È quello che è successo all’ultimo vertice. Ora il G7 potrebbe metterci una pezza, i leader hanno discusso di tetto al prezzo del petrolio e anche del gas. Se una decisione venisse presa in questo senso, Bruxelles non potrebbe restare indifferente. Ma è ancora tutto aperto.