1971 – Parigi, il cantante James “Jim” Morrison muore in circostanze poco chiare

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James Douglas Morrison, detto Jim (Melbourne8 dicembre 1943 – Parigi3 luglio 1971), è stato un cantautore e poeta statunitense. Fu il leader carismatico e frontman della band statunitense The Doors, dal 1965 al 1971. Per la sua indole irrequieta, le sue poesie e canzoni, la voce inconfondibile, l’imprevedibile presenza scenica e le drammatiche circostanze che circondano la sua vita e la prematura morte, Morrison è considerato dai critici musicali e dai fan come uno dei più influenti e iconici frontmen nella storia del rock. Cavalcando la rivoluzione culturale degli anni Sessanta, fu tra i più grandi cantanti di rock psichedelico. Impetuoso “profeta della libertà” e poeta maledetto, è ricordato come una delle figure di maggior potere seduttivo nella storia della musica e uno dei massimi simboli dell’inquietudine giovanile.

Nel 2008, Morrison fu posizionato al 47º posto nella lista dei 100 migliori cantanti secondo Rolling Stone e, l’anno successivo, al 22º posto nella classifica dei “50 più Grandi Cantanti del Rock” stilata dalla rivista britannica Classic Rock.

Biografia

«Mi considero un essere umano intelligente e sensibile con l’anima di un clown»
(Jim Morrison)

I primi anni (1943-1959)

Di origine statunitense, a sua volta con nonni di origini inglesiscozzesi e irlandesi e tedesche, James “Jim” Douglas Morrison nacque alle 11:55 ora locale dell’8 dicembre 1943, al Brevard Hospital, vecchio nome dell’attuale Holmes Medical, di Melbourne (Florida) da George Stephen Morrisonammiraglio in servizio presso la Marina degli Stati Uniti d’America (deceduto il 17 novembre 2008) e spesso fuori casa, e da Clara Virginia Clarke Morrison (deceduta il 29 dicembre 2005), figlia di un avvocato del Wisconsin, entrambi giunti da Pensacola (Florida) dall’anno precedente. A causa della professione militare del padre infatti, la famiglia dovette trasferirsi molte volte all’interno degli Stati Uniti d’America e, per questo motivo, Jim visse i primi anni costretto a cambiare spesso casa, scuola e amicizie.
Già a Melbourne (Florida), sua madre visse dapprima al 1250, South Harbor City Boulevard, poi al 2100, Vernon Place. Nel 1946 poi, la famiglia si spostò a Clearwater, sempre sulla costa della Florida ma rivolta verso il Golfo del Messico, dove abitavano i nonni paterni, quindi nel 1947 a Washington, D.C. e ad Albuquerque (Nuovo Messico), dove nacque la sorellina di Jim, Anne Robin Morrison.
Uno degli eventi più emotivi della sua infanzia avvenne nel 1947, durante un viaggio con la famiglia, mentre percorrevano il deserto tra Albuquerque e Santa Fe (Nuovo Messico). Jim raccontò questo episodio nel modo seguente:

«La prima volta che ho scoperto la morte… eravamo io, mia madre e mio padre, e forse anche mia sorella e i miei nonni, e stavamo attraversando il deserto in auto all’alba, e un autocarro pieno di lavoratori indiani era andato a sbattere contro un’altra macchina o non so cosa, ma c’erano indiani sparpagliati per la strada, sanguinanti e moribondi… ecco, questo fu il mio primo impatto con la morte, dovevo avere quattro o cinque anni. Abbiamo accostato e ci siamo fermati… io ero solo un bambino, e un bambino è come un fiore con la testa scossa dal vento… penso davvero che in quel momento l’anima di uno di quegli indiani, o forse gli spiriti di molti di loro stessero correndo in giro come impazziti e siano balzati nella mia testa e io ero come una spugna pronta ad assorbirli. Questa non è una storia di fantasmi. È qualcosa che ha un significato profondo per me»

Tale esperienza fu fondamentale per il piccolo Jim, tanto che riecheggerà nei suoi testi musicali, in particolare nella canzone Peace Frog, nei suoi versi poetici (“Indiani sparsi sulle carreggiate dell’alba sanguinanti/ Si affolla di spettri la mente del bambino fragile guscio d’uovo…”), oppure anche nella seconda strofa del brano Riders on the storm.
Nel 1948 poi, tutta la famiglia si trasferì ancora a Los Altos (California), dove nacque il terzo fratellino di Jim, Andrew “Andy” Lee Morrison. Tuttavia, con lo scoppio della Guerra di Corea (1950), il padre fu inviato con la flotta sul teatro bellico, quindi, nel 1951, e la famiglia tornò prima a Washington, D.C., nella Contea di Fairfax, per trasferirsi ancora a Kingsville, in Texas, dove Jim terminò la quarta elementare alla Charles H. Flato School.
Nel 1952 si trasferirono ancora a Claremont, sobborgo di Los Angeles (California), quindi nel 1954 a San Diego, sempre in California, dove Jim frequentò la Longfellow School Sixth Grade Graduation, per poi tornare ancora a Albuquerque (Nuovo Messico), dove frequentò la St. John’s Methodist School. Nel 1957 i Morrison si trasferirono a Alameda, vicino a San FranciscoCalifornia, dove Jim s’iscrisse alla Alameda High School; due anni più tardi cominciò il nono anno liceale, rivelandosi uno studente brillante e istrionico. Nell’autunno 1958, cominciò il decimo anno scolastico, ma marinava spesso la scuola per frequentare i locali Beatnik di San Francisco, fra cui la celebre libreria City Light Books del poeta beat Lawrence Ferlinghetti. Nel 1959, la famiglia Morrison si trasferì ad Alexandria (Virginia), dove Jim conseguirà il diploma in breve tempo al George Washington High School. Qui, ad Alexandria, Jim conobbe anche Tandy Martin, una compagna del liceo che fu anche la sua prima fidanzata. Le letture di Jim divennero sfrenate, portandolo ad accumulare centinaia di libri. Durante l’ultimo anno al liceo George Washington, stupì gli insegnanti con l’ampiezza delle sue letture e la notevole erudizione ottenendo, dopo il primo trimestre 1960, una menzione d’onore, forte di un quoziente d’intelligenza fuori dal comune: ben 149.

La giovinezza (1960-1964)

Negli anni dell’adolescenza, Jim si rivelò un ragazzino sveglio e intelligente, tuttavia, a partire dall’estate del 1960, il suo umore si fece più cupo e trasgressivo, e il suo look più trasandato. Nel maggio del 1961 non si presentò nemmeno alla cerimonia della consegna dei diplomi, mandando il padre su tutte le furie. A settembre dello stesso anno allora, fu rimandato a vivere dai nonni paterni a Clearwater, per fargli frequentare lo Junior College di St. Petersburg, ma il suo rendimento scolastico calò sensibilmente, diventando un habitué del Contemporary Arts Coffee-House and Gallery, noto ritrovo di artisti locali di genere beatnik. Nel 1962, mentre la famiglia si era da poco trasferita a Phoenix, in Arizona, Jim si iscrisse invece all’Università statale della Florida di Tallahassee, accentuando qui i suoi atteggiamenti scontrosi e sregolati, tanto che venne addirittura arrestato il 28 settembre 1963 con l’accusa di ubriachezza e disturbo della quiete pubblica, durante una partita di football americano, dopo aver altresì sottratto l’elmetto ad un poliziotto.
In questo periodo, tra il 1962 e il 1965, Jim frequentò stabilmente Mary Frances Werbelow, giovane studentessa del liceo di Clearwater. Nel gennaio 1964 tuttavia, l’intera famiglia dovette tornare in California, questa volta a Los Angeles. Sebbene il padre avrebbe preferito che si dedicasse alla carriera militare, di contro Jim volle iniziare gli studi di Cinematografia presso l’UCLA, l’Università della California di Los Angeles. Dopo il dicembre 1964, Jim Morrison non vide più i suoi genitori, tagliando definitivamente i rapporti con loro, arrivando persino a dire che erano morti.

La nascita dei Doors (1965)

«La musica dei Doors conduce la gente a un orgasmo emotivo attraverso la mediazione di parole e note»
(Jim Morrison)

Jim Morrison frequentò appassionatamente Cinematografia all’Università della California di Los Angeles già dall’inizio del 1964, trovandosi una piccola stanza vicino al campus di Westwood, per poi trasferirsi al 14, Westminster Avenue, e cominciando a condurre una vita in stile bohémien. Ai corsi universitari conobbe anche Ray Manzarek, che nel luglio del 1965, sulla spiaggia di Venice Beach, propose a Morrison di formare una band, dopo aver sentito cantare alcune delle sue prime canzoni, tra cui Moonlight DriveManzarek era già all’epoca un talentuoso e giovane tastierista che militava con i suoi fratelli Rick e Jim Manzarek, rispettivamente all’organo e armonica, quindi con Patrick Stonier al sax, Roland Biscaluz al basso e Vince Thomas alla batteria, in una band chiamata Rick & the Ravens, e nel quale confluì anche Jim Morrison; ad agosto dello stesso anno inserirono nel gruppo anche John Densmore, già batterista dei Psychedelic Rangers, e che Ray aveva conosciuto a un corso di meditazione, quindi il bassista Patty Sullivan: tuttavia, in quel periodo verranno registrate solo sei canzoni demo, agli inizi di settembre.

Da metà settembre, i fratelli di Ray se ne andarono, quindi anche Stonier, Biscaluz e Thomas, mentre subentrò un giovane chitarrista, Robby Krieger, che Jim aveva curiosamente notato suonare la chitarra con il collo di una bottiglia di vetro. Krieger aveva iniziato a studiare musica con lo stile flamenco, genere che lo stesso chitarrista omaggerà nella canzone “Spanish Caravan”.

Il nuovo nome della band The Doors (“Le Porte”) fu scelto già a settembre dallo stesso Jim Morrison, citando i versi di una poesia di William Blake e ripreso a sua volta dallo scrittore Aldous Huxley, nel suo saggio “The Doors of Perception”, un testo che approfondiva l’esperienza psichedelica, tipica dei movimenti trasgressivi giovanili dei primi anni sessanta, sotto gli effetti della mescalina.

(EN)«If the doors of perception were cleansed, everything would appear to man as it is: infinite.» (IT)«Se le porte della percezione fossero purificate, ogni cosa apparirebbe all’uomo com’è: infinita.»
(William BlakeThe Marriage of Heaven and Hell)

Morrison dichiarò: «Ci sono cose che si conoscono e altre che non si conoscono. Esiste il noto e l’ignoto, e in mezzo ci sono Le Porte (The Doors). I Doors sono i sacerdoti del regno dell’ignoto che interagisce con la realtà fisica, perché l’uomo non è soltanto spirito, ma anche sensualità. La sensualità e il male sono immagini molto attraenti, ma dobbiamo pensare a esse come alla pelle di un serpente di cui ci si libererà.»

I primi spettacoli (1965-1966)

Nell’ottobre del 1965 Billy James, della Columbia Records, offrì alla band un contratto a termine, ma con royalties molto basse, che non venne rinnovato. Nel frattempo Jim, ed altri amici dell’Università si dilettarono a fare varie esperienze “psichedeliche” attraverso lunghi viaggi nel Deserto del Mojave della California, terra di nativi americani, attraverso l’assunzione di droghe allucinogene, come la mescalinapeyote. Il 23 gennaio 1966, Jim fu arrestato, per molestie a una ragazza lungo la strada e perché uno dei suoi amici, Phil O’ Leno, fu abbandonato nel deserto per giorni (fu poi ritrovato in Arizona).

A partire da febbraio 1966, la band cominciò ad apparire regolarmente nei locali del Sunset Strip, la zona di Los Angeles dove si trovavano i luoghi più importanti della scena musicale. In una di queste serate, Jim conobbe Pamela Courson, che diverrà la sua compagna di vita più significativa. Ci sono varie versioni sul loro incontro, la più accreditata risulta che si conobbero la serata del concerto al London Fog nightclub (8919, Sunset Blvd., West HollywoodCalifornia), avvenuta il 5 maggio. Nello stesso mese la band passò al più prestigioso locale “Whisky a Go Go“, sempre sul Sunset Boulevard. Da quel momento, Pamela resterà accanto al cantante in quasi tutte le sue performance, fino alla morte. Con i primi incassi, Jim acquisterà anche un’auto, la famosa Nightmist Blue Shelby GT 500, soprannominata la “Blue Lady”, e che si vede in alcune sue riprese. La scaletta delle esibizioni live al “Whisky a Go Go” comprendeva brani che appariranno anche nei primi due album. Il periodo al Whisky fu fondamentale nell’evoluzione del gruppo, dove il loro stile prende forma e diventa più visionario, e hanno modo di fare da spalla ai grandi nomi del periodo (LoveTurtlesSeedsThem). Tuttavia, qualche mese dopo, il proprietario del locale licenziò la band, scandalizzato dalla versione edipica della canzone The End. Ma nel frattempo, la casa discografica Elektra Records fondata da Jac Holzman, propose ai Doors un contratto che implicava un impegno esclusivo per sette album, che venne subito accettato. Morrison andò ad abitare con Pamela nei pressi del Laurel Canyon, a Hollywood.

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I successi (1967-1968)

Jim e il Cinema
«Il cinema, erede dell’alchimia, ultimo di una scienza erotica»
(Jim Morrison)

Si dice che la passione di Jim Morrison per il cinema nacque nel 1955, quando, dodicenne, andò a vedere James Dean in Gioventù bruciata, celebre film di Nicholas Ray sull’irrequietezza giovanile. Fu infatti il primo film menzionato nei suoi taccuini, dove si fa cenno anche al Gigante, il film successivo di Dean. È possibile anche una certa influenza del cinema western, che imperversava in America in quegli anni. La sua prima poesia, Pony Express, andata perduta, pare fosse ispirata a un western che Jim aveva visto ad Alameda. Nel 1961 cominciò a frequentare il Contemporary, un caffè beatnik a sud di Clearwater (Florida) che proponeva film di grandi registi europei (BergmanGodardVadim e Frank).
Nel 1963, Jim si iscrisse al Corso di Cinema dell’Università di Los Angeles, una materia del tutto nuova per quegli anni, che comprendeva il cinema d’autore, la Nouvelle Vague francese, d’avanguardiaunderground e sperimentale. Tra i docenti vi era anche il leggendario regista austriaco Sternberg, che Morrison adorava per il suo film Anathan, girato in Giappone nel 1954; dichiarò in un’intervista: “Mi piace quel film perché è davvero realistico. Per me i film devono essere totalmente artificiali e surreali, oppure totalmente reali e documentaristici. Più sono all’estremo di una delle due tendenze, meglio è”. Fra i compagni di corso, figurava anche F.F. Coppola. Tuttavia, la prova per la tesi di Jim non fu brillante, e la pellicola originale fu buttata via, pare, da un giovane assistente universitario, Martin Scorsese. La pellicola di Jim proponeva immagini grottesche, incentrate sull’erotismo, la televisione, il nazismo, la droga, provocando indignazione e reazioni sconcertate. Manzarek, studente presso la stessa facoltà, trovò invece valido quel film sperimentale. Dichiarò Jim: “Sono interessato al cinema perché è la forma d’arte moderna che più si avvicina all’effettivo flusso di coscienza, sia a livello onirico sia nella percezione della realtà quotidiana”. Jim riuscirà ad ottenere soltanto il primo grado di laurea, col minimo dei voti, e andrà a ritirare il titolo soltanto anni più tardi. Quell’anno, girerà anche un mediometraggio intitolato Liz, una pellicola in stile warholiano su un lungo spogliarello di un’amica di Jim che alla fine rimane nuda in pose richiamanti la nouvelle vague Anni Venti delle prostitute francesi.
Nel 1966, Jim conobbe anche il fotografo Andy Warhol, allo Studio Factory di New York. Nel 1968, il poeta beat Michael McClure gli propose di apparire come protagonista nella trasposizione cinematografica della sua piéce teatrale The Beard, mentre John Gregory Dunne gli chiese interpretare Panico a Needle Park; Morrison declinò in entrambi i casi. Gli verrà proposto anche il ruolo di protagonista nel film Adam at Six A.M di Robert Scheerer ma verrà escluso poi dal progetto dal produttore della pellicola, Steve McQueen per contrasti mai totalmente chiariti e il ruolo verrà successivamente affidato ad un giovane Michael Douglas.In quel periodo, l’artista venne anche contattato dai registi francesi Demy e Varda, che gli proposero diverse parti nei loro film: Jim accetterà di apparire come comparsa nell’unico film californiano della Varda, Lions Love. Nel marzo del 1969 fece registrare la HWY Production, una nuova casa cinematografica di cui facevano parte gli amici Paul Ferrara, Babe Hill e Frank Lisciandro, che produsse il film HWY Una pastorale americana, con Jim Morrison protagonista, in parte basato sul suo copione L’Autostoppista. Risale a quello stesso periodo Feast of Friends, un lungometraggio che documenta le esibizioni dei Doors, e che fu presentato in diversi festival (vinse il premio Atlanta Film Festival).

Quell’anno Jim lavorò con McClure alla sceneggiatura de L’Adepto, basata su uno dei romanzi di quest’ultimo. Il progetto però venne accantonato per via delle condizioni di salute di Jim. Nell’estate del 1970, Jim assistette a Cherbourg, in Francia, alle riprese de La favolosa storia di Pelle d’Asino, di Jacques Demy, dove conobbe anche François TruffautCatherine Deneuve e Jean Marais. La raccolta di versi e pensieri I Signori. Appunti sulla visione (pubblicata prima in forma privata, poi, nel 1970, dall’editore Simon & Schuster) contiene diverse riflessioni di Jim sul cinema, che a suo parere non derivava “da pittura, letteratura, scultura, teatro, ma dagli antichi rituali popolari. È la manifestazione contemporanea di una storia d’ombre evolutasi, il piacere di immagini in movimento, una credenza nella magia (…) Il cinema ci riporta all’anima, religione della materia, che assegna a ogni cosa la sua particolare divinità e vede dèi in tutte le cose e gli esseri”.
Nell’ultimo periodo a Parigi, Jim si portò dietro le pellicole di Hwy e di Feast of Friends, nella speranza di proiettarle alla Cinematheque. Demy e Agnès Varda gli fissarono un appuntamento col direttore per il 7 luglio, ma Jim morirà quattro giorni prima.

Il 4 gennaio 1967, l’Elektra pubblicò il primo album The Doors, che fu subito un successo, diventando uno dei dischi più venduti dell’anno assieme a Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, dei Beatles. La musica dei Doors era un blues rock psichedelico originale, con le tastiere di Manzarek che davano l’impronta al sound con motivetti vaudevilleboogie woogie e jazz, e con la chitarraflamenco di Krieger (gitana, indiana, hawaiana), che duettava con le tastiere generando un’atmosfera intensa in cui si andava a insinuare la voce magnetica e suadente di Morrison e la batteria unica ed espressionista di Densmore. Fu proprio in questo periodo, inoltre, che fu chiamato un giovane fotografo di Brooklyn, Joel Lee Brodsky, per eseguire alcuni scatti di Jim in bianco e nero, tra le quali compare la famosa immagine a mezzo busto, successivamente soprannominata “Il giovane leone“, e che diventerà l’icona stessa del cantante. Nella primavera il gruppo partì per un tour nazionale, che toccò vari luoghi sacri del rock statunitense, come il The Matrix di San Francisco e altri della California, più l’Ondine Disco di New York City. Nell’esibizione del 9 aprile al Cheetah Club di Los Angeles, Jim si esibì per la prima volta nel suo “numero della fune”, ovvero la camminata lungo il bordo del palco in stile equilibrista; purtroppo, gli andò male e precipitò in mezzo al pubblico dopo un volo di tre metri (ma continuerà a esibirsi in questa pericolosa performance anche in seguito). Il 9 giugno, durante il concerto al Fillmore di San Francisco, Morrison fece roteare pericolosamente il microfono, finendo per centrare il promoter Bill Graham in piena fronte. Il 16 giugno, nell’esibizione all’Action House di Long Beach (New York), Jim Morrison, ubriaco fradicio, cominciò a spogliarsi ma venne bloccato in tempo. Il giorno successivo il concerto fu interrotto perché il cantante s’infilò il microfono in bocca, producendo suoni bizzarri. Ricorda Frank Lisciandro, fotografo e suo amico dai tempi dell’UCLA:

«In scena Jim subiva una completa metamorfosi: la sua voce dolce e garbata diveniva roca, aspra, profonda e potente; la sua posa dinoccolata si faceva arrogante, baldanzosa; il suo quieto volto si trasformava in migliaia di maschere di tensione e di emozione; e i suoi occhi, di solito così penetranti e attenti, diventavano vacui e lontani, fino a tramutarsi in due finestre illuminate davanti al pubblico. Con questo sguardo chiaroveggente Jim sembrava scrutare sia nel futuro sia nel passato. Emetteva strani suoni animaleschi, urlava, strepitava come se soffrisse. I suoi abiti di cuoio o di pelle di serpente crepitavano e gemevano quando si muoveva. Le sue movenze e i suoi gesti si facevano spasmodici, frenetici, come se si fosse trattato di una persona in preda a una crisi epilettica. Danzava, non in modo fluido e aggraziato, ma con brevi passi saltellanti e moto a stantuffo, sporto in avanti, la testa che scattava su e giù.

Si muoveva come un indiano d’America in una danza rituale. Sul palco Jim diventava lo Sciamano. Nel corso dell’esibizione, come un festante dionisiaco, cantava dei miti moderni, e come uno sciamano evocava un panico sensuale per rendere significative le parole di questi miti. Agiva come se un concerto fosse un rito, una cerimonia, una seduta spiritica, e lui era lo strumento per la comunicazione con il sovrannaturale. Tentava di strappare gli spettatori dai loro posti a sedere, dai loro ruoli, dalle loro menti, così che potessero vedere l’altro lato della realtà, anche solo per una breve occhiata. Il suo messaggio era: apriti un varco comunque ti sia possibile, ma fallo adesso. Spesso il messaggio era sfocato e così si perdeva tra la musica, i miti, la magia e la follia»

L’Ed Sullivan Show (1967)

«Lo sai che siamo governati dalla tv»
(Jim Morrison)

Il 29 luglio 1967 la canzone Light My Fire raggiunse il primo posto della classifica di Billboard, sancendo definitivamente l’ingresso dei Doors nell’Olimpo del rock. Il 17 settembre si esibirono all’Ed Sullivan Show, popolarissima trasmissione televisiva statunitense. Tuttavia, a Morrison venne chiesto di censurare la parola “higher” contenuta nel testo di Light My Fire (“…girl, we couldn’t get much higher”, “ragazza, non possiamo sballarci di più”: “high” nello slang giovanile indica lo sballo per droga o alcol), sostituendola con “better”. I Doors sembrarono acconsentire ma, durante la diretta, Jim, infastidito dal tentativo di censura, la pronunciò ugualmente; i Doors verranno quindi banditi per sempre dallo show.

Nel frattempo, nell’ottobre 1967 uscirono con il secondo album, Strange Days, che si aggiudicò il terzo posto nella classifica Billboard 200. Il 20 ottobre, al Wizard’s Lab, presso l’università del Michigan, Morrison provocò il pubblico di studenti snob, scatenando reazioni esasperate (al concerto era presente anche Iggy Pop che, folgorato dalla sua performance, fonderà gli Psychedelic Stooges). A novembre, i Doors si esibirono al Berkeley Community Theatre, al Fillmore, al Winterland di San Francisco e al Village Theatre di New York, i più importanti locali rock del momento.

L’incidente di New Haven

Durante l’esibizione del 2 dicembre 1967 al Portland Memorial Coliseum, Jim incitò la folla a scatenarsi, e il concerto venne interrotto. Una settimana dopo invece, la sera del 9 dicembre, nel corso di un tour sulla East Coast, i Doors si esibirono all’Arena di New Haven; poco prima del concerto Jim fu colto in intimità con una ragazza nel backstage, furono interrotti da un agente di polizia che, non avendo riconosciuto Morrison, li invitò ad uscire, lo stesso Jim provocò l’agente fino a che quest’ultimo non gli spruzzò addosso una bomboletta di gas accecante. Dopo l’inconveniente e dopo le scuse dell’agente a Morrison e alla band, Jim, amareggiato dall’accaduto, provocò gli stessi poliziotti durante il live, raccontando di quello che era successo pochi momenti prima dietro le quinte e apostrofando gli agenti di polizia come “porci vestiti di blu”; lo spettacolo fu quindi interrotto e Morrison fu trascinato via, malmenato dagli agenti e arrestato. Le sue esibizioni diventeranno sempre più sfrenate e imprevedibili. Nella primavera del 1968, la band si esibì al Fillmore East di New York, riscuotendo grande successo; in quell’occasione, Morrison disseminò fiori di giunchiglie sulla scena, poi si appese al sipario. All’esibizione di Westbury (New York) invece, manifestò atteggiamenti aggressivi, urlando e contorcendosi sul palco; anche qui il concerto venne interrotto. Infine al Nothern California Folk-Rock Festival, il 19 maggio 1968 Jim istigò il pubblico a scorrazzare liberamente, costringendo gli addetti alla sicurezza a intervenire per proteggere il palco. Nel luglio di quell’anno venne pubblicato l’album Waiting for the Sun, con un repertorio più eterogeneo dei precedenti.

Nonostante questi incidenti dal vivo, i Doors fecero segnare ovunque il tutto esaurito. Il 5 luglio 1968 avvenne il tanto atteso concerto all’Hollywood Bowl di Los Angeles, considerato l’evento rock dell’anno: Morrison fu insolitamente concentrato sulla performance e non si lasciò andare alle sue intemperanze selvagge, ma il successivo 13 luglio invece, al PNE Coliseum di VancouverCanada, centinaia di giovani balzarono sul palco scavalcando gli agenti e circondarono, con danze sfrenate, un conturbante Morrison dalle movenze orgiastiche. Il 2 agosto, durante lo spettacolo al Singer Bowl di New York, scoppiò il putiferio e l’arena venne devastata, mentre i Doors furono costretti ad abbandonare la scena. Il 3 agosto, nel concerto di Cleveland, Jim si tuffò fra la folla e, nella confusione, l’auditorium subì danni ingenti, mentre la band lasciò il palco attraversando orde invasate che esultavano euforicamente. Nell’estate del 1968, la canzone Hello, I Love You si attestò al primo posto in classifica, la fama dei Doors raggiunse l’apice, e Jim continuò a portare al limite l’emotività della folla e a declamare le sue poesie, ma il suo abuso di alcol e droghe cominciò, già da allora, a minare seriamente l’attività della band.

Il concerto di Miami (1969)

«Sono sempre stato attirato dalle idee di ribellione contro l’autorità. Quando ti riconcili con l’autorità, diventi tu stesso un’autorità»
(Jim Morrison)

A settembre 1968, i Doors partirono per un lungo tour europeo, che toccò Londra, la Germania, la Danimarca e i Paesi Bassi (ad Amsterdam, Morrison, a causa dell’enorme quantità di alcool assunto, svenne sul palco e la band fu costretta ad esibirsi senza di lui). Il 7 novembre, tornati negli USA, i Doors vennero accusati di aver fomentato disordini al Coliseum di Phoenix, e le autorità locali li diffidarono per sempre dal ritornare. Il 24 gennaio 1969, i Doors fecero registrare il tutto esaurito al Madison Square Garden di New York City, esibizione questa, che andò liscia.

Il 1º marzo 1969 si esibirono al Dinner Key Auditorium di Miami, ma Jim arrivò in ritardo e ubriaco, e il concerto degenerò in una spaventosa sommossa del pubblico, sobillato da un monologo sovversivo ed offensivo del frontman. Nella stessa esibizione, il cantante fu altresì accusato di aver mostrato i genitali al pubblico, ma non esistono fotografie che comprovino tale gesto. Per questi comportamenti, Jim fu processato e condannato il 20 settembre 1970, ma soltanto per capi d’imputazione minori, come quelli per atti contrari alla morale e per il reato di bestemmia in luogo pubblico. Fu invece prosciolto dalle accuse di ubriachezza molesta e dal reato di oscenità. Questo episodio suscitò grande scalpore e decretò, di fatto, l’inizio del declino dei Doors, e numerose date successive furono annullate. I capi di imputazione di questo incidente decaddero soltanto 41 anni dopo, nel 2010, per “grazia postuma” concessa dal Governatore della FloridaCharlie Crist.

The Soft Parade

Nel luglio del 1969 uscì il quarto album, The Soft Parade, che tuttavia non riscosse il successo dei precedenti. In quei giorni morì anche Brian Jones, co-fondatore dei Rolling Stones, e dove Jim Morrison gli dedicherà una lunga, commossa poesia, che distribuirà lui stesso ai presenti al concerto presso l’Aquarius Theater di Los Angeles.

A partire dall’estate 1969, per Morrison inizierà un lento degrado fisico, dovuto all’abuso di droghe e alcool, dove inizierà anche ad ingrassare. Il 27 luglio dello stesso anno, al Festival Pop di Seattle, provocherà ripetutamente gli spettatori, infine, illuminato da un riflettore rosso, assumerà la posizione del crocifisso per diversi minuti, davanti ad un pubblico sconcertato.

In quel periodo, la sua già passata frequentazione con altre ragazze oltre Pamela, si fisserà soprattutto su donne come la ballerina Jo Jo Laine, Ingrid Thomson, con le quali si racconterà di avere compiuto riti neopagani o, comunque, di avere preso parte a festini a base di droga e alcool. In questo contesto, la sua attenzione ricadrà soprattutto sulla giornalista e scrittrice Patricia Kennealy. Si tratta dell’apice del delirio psichedelico del cantante, il quale asserì di voler ripetere le esperienze di tipo “sciamanico” che aveva avuto, in passato, nel deserto (l’album The Soft Parade contiene il brano Shaman’s Blues).

Tra i suoi soprannomi, si possono ricordare Mr. Mojo Risin (anagramma del suo nome, peraltro ripetuto come un mantra nella parte finale della canzone L.A. Woman), oppure anche Re Lucertola (da un verso della sua poesia Celebrazione della Lucertola“I’m the Lizard King, I can do anything”, parte della quale appare nel brano Not to Touch the Earth, contenuta nell’album Waiting for the Sun). Per i suoi eccessi, fu anche paragonato a una sorta di moderno “Dioniso“, l’antica ed errante divinità greca dell’ebbrezza, del delirio e della liberazione dei sensi.

L’11 novembre 1969 infine, Morrison fu incarcerato, per qualche giorno, durante la partenza di un volo diretto a Phoenix, sempre per ubriachezza e condotta molesta, per un acceso diverbio con l’amico Tom Baker; al processo dell’aprile 1970, entrambi gli imputati verranno assolti.

Il declino (1970-1971)

All’inizio del 1970, i Doors riuscirono a fissare quattro concerti di grande successo al Felt Forum di New York, un impianto di piccole dimensioni all’interno del Madison Square Garden. A febbraio, venne pubblicato l’album Morrison Hotel, contenente la celebre Roadhouse Blues. Tuttavia, in primavera, Jim peggiorò il suo stato, sia fisico che mentale: l’uso di droghe allucinogene, miste soprattutto a superalcolici, era aumentato, e il cantante era ulteriormente ingrassato. Nei due concerti di aprile, quello all’Arena di Boston e al Cobo Arena di Detroit diede anche in escandescenze, litigando furiosamente con gli organizzatori.

Nel giugno 1970, Morrison, che nel frattempo aveva cambiato look facendosi crescere la barba, partecipò a una cerimonia handfasting, dove “sposò” con rito neopaganoPatricia Kennealy, anche se, “probabilmente non la considerò molto seriamente”, come la stessa Kennealy dichiarò successivamente in un’intervista. Si pensa che le effettive proporzioni di questa relazione siano state ingigantite dalla stessa Kennealy. La relazione “storica”, più costante e duratura del cantante, fu invece quella con Pamela (22 dicembre 1946 – 25 aprile 1974), definita dallo stesso Jim la “compagna cosmica”, che egli citerà come unica erede nel testamento, e che lo seguì fino alla fine, nel suo “esilio parigino”, ma che, tuttavia, morirà anche lei, quasi sicuramente a causa di un’overdose, soltanto tre anni dopo.

Nonostante il peggioramento di salute comunque, nell’estate 1970 Jim riuscì a terminare tutti i concerti del “Roadhouse Blues Tour“, che toccò molte località degli Stati Uniti d’America, comprese le Hawaii, quindi CanadaLondraParigi. A luglio, uscì anche l’album Absolutely Live, come testimonianza dei concerti di quel periodo. Il 30 agosto inoltre, i Doors suonarono al Festival dell’Isola di Wight; Il declino di Jim tuttavia, porterà a cancellare molte date successive, in particolare quelle da settembre in poi. Inoltre, nei primi giorni di settembre, la band fu convocata per l’udienza dei famosi reati di Miami dell’anno prima, dove Jim verrà condannato a sei mesi di carcere, mai scontati a causa del ricorso in appello alla Corte Distrettuale americana.
L’11 dicembre 1970 ci fu il concerto al State Fair di Dallas, mentre il giorno dopo, il 12 dicembre, fu la volta del Warehouse di New Orleans, in Louisiana; qui ebbe luogo l’ultima apparizione pubblica di Jim, assolutamente stravolto: a metà concerto cominciò a biascicare frasi senza senso e crollò più volte a terra, danneggiando il palco con l’asta del microfono (alcune testimonianze dell’evento sono, tuttavia, discordanti). Da quella data in poi, gli altri componenti dei Doors decisero di interrompere tutti i concerti dal vivo e dedicarsi al solo lavoro in studio.

Il periodo a Parigi e la morte (1971)

Il 15 febbraio 1971 intanto, Pamela si trasferì temporaneamente a Parigi, dove aveva un giro di amicizie europee, mentre Jim la raggiunse il 12 marzo, prima che uscisse l’album L.A. Woman, l’ultimo registrato dai Doors prima della sua morte. L’intenzione di Jim fu quella di dedicarsi qui solo alla poesia, ma si portò con sé da Los Angeles anche due pellicole dei suoi lungometraggi, tra cui l’incompiuta Highway, che Jim voleva completare con la nota regista franco-belga Agnès Varda, conosciuta in Francia l’anno prima durante delle riprese al Castello di Chambord, nella Loira.
I primi giorni, i due alloggiarono all’Hotel George V, vicino agli Champs-Élysées, per poi trasferirsi nell’alloggio di una loro amica, la modella Elizabeth Lariviere, al terzo piano di un palazzo di Beaux Arts del XIX secolo, al n. 17 di rue de Beautreillis, nel quartiere di Saint PaulLe Marais.

Nelle prime settimane, Jim scrisse qui innumerevoli appunti, poesie e vari scritti, sia in casa che esplorando le vie circostanti, Lungo-Senna Quai Des Celestins, Île Saint-LouisÎle de la CitéPlace des Vosges.
Nei primi di aprile 1971, Jim cominiciò ad accusare crisi d’asma e problemi di respirazione, tossendo anche sangue e aggravandosi lentamente con l’abuso di alcool e fumo. Su consiglio dei medici, decise per un breve viaggio in climi più salubri e tropicali, partendo con Pam per un breve viaggio in Marocco (CasablancaTangeriMarrakech). I due ritornarono a Parigi il 3 maggio, alloggiando all’Hotel 13, Rue Des Beaux Arts, lo stesso albergo dove morì Oscar Wilde. Due settimane dopo, si ristabilirono nella casa di Rue de Beautreillis, ma facendo pressoché vite separate durante il giorno. Mentre Pam vagava in giro a cercare eroina nei salotti parigini insieme ad una sua vecchia conoscenza, nonché suo pusher, il ricco Jean de Breteuil detto il “Conte”, Jim girava locali e bar, tra cui lo storico Café de Flore (172, Boulevard Saint-Germain), dove frequentò per alcuni giorni l’attrice cantante Zouzou, al secolo Daniéle Ciarlét (ex-fidanzata di Brian Jones).
Il 28 giugno, Pam, Jim e un loro amico, Alain Ronay, allora compagno di Varda, fecero una breve gita a 20 km circa nord di Parigi, a Saint-Leu-d’Esserent, dove Ronay scattò alcune foto dei due, le ultime che immortalarono Jim vivo.
Il 2 luglio, Ronay dichiarò di aver salutato Jim per l’ultima volta nel pomeriggio, descrivendolo tossicitante, gonfio e con un brutto aspetto. Secondo la versione ufficiale, Pam dichiarò che quella sera uscì con Jim per vedere il film Notte senza fine in un cinema lì vicino, per poi entrambi rientrare all’una di notte circa.

A notte fonda del 3 luglio, forse le 3 o 4 di notte, Pam si svegliò, sentendolo rantolare e vomitare; lui si rifiutò di chiamare un medico, e decise invece di farsi un bagno caldo. Pam tornò a dormire, per poi risvegliarsi brevemente poco dopo, senza vederlo ritornare a letto. Alle 8 circa, Pam si alzò dal letto per recarsi in bagno, dove scoprì il suo corpo esanime e livido, ancora immerso nell’acqua della vasca.

Da sola e sconvolta, non parlando ancora bene il francese, Pam raccontò quindi di aver chiamato l’amico De Breteuil, che in quel momento era con Alain Ronay, il quale, a sua volta, chiamò l’intervento dei vigili del fuoco in Rue de Beautreillis. Questi arrivarono alle 09.24, dove il pompiere Alain Raisson tentò inutilmente di rianimarlo. Alle 09.45 giunse anche l’ispettore di polizia Jaques Manches, mentre alle 11 circa arrivò il medico legale Max Vassille che, dopo una frettolosa analisi del cadavere, dichiarò la morte del cantante per infarto e relativo arresto cardiaco; il vigile del fuoco Raisson dichiarò invece, in successive interviste, che il medico legale arrivò invece molte ore dopo, praticamente nel tardo pomeriggio.
Il giorno dopo, 4 luglioVarda si occupò di organizzare una veglia funebre privata, facendo allestire la bara nel soggiorno dell’appartamento dove morì; la regista inoltre, si occupò di avvertire l’allora impresario dei Doors a Los Angeles, Bill Siddons, che giunse subito a Parigi, ma non venne data alcuna comunicazione né alla stampa né ad altri amici (ad eccezione degli altri componenti della band).

Varda e gli altri decisero di farlo seppellire presso il vicino cimitero di Père-Lachaise, poiché uno dei pochi aperti a stranieri morti a Parigi, ivi compresi molti artisti, tra cui i tanto imitati poeti maledetti del Decadentismo, come appunto Oscar Wilde. La sepoltura di Jim Morrison avvenne alle 9 del mattino del 7 luglio, nella seconda fila del settore n. 6, alla confluenza con i settori 5-14-16, senza rito religioso e senza lapide (solo una croce e il nome). La cerimonia fu molto breve, solo pochi minuti, senza nemmeno aspettare il termine dell’inumazione, ed alla presenza di pochissimi: Bill Siddons, Alain Ronay, Pamela Courson, Agnès Varda e la canadese Robin Wertle, la segretaria di Jim a Parigi. Pamela recitò qui i versi finali del poema “Celebrazione della Lucertola”:

«Ora giunge la notte con le sue legioni purpuree/ Tornate alle vostre tende e ai vostri sogni/ Domani entreremo nella città della mia nascita/ Voglio essere pronto»
(Jim Morrison)

Nei primi anni ’70, il padre George Morrison e gli altri familiari disposero la costruzione di una prima lapide e un piccolo recinto, entrambi in pietra. Tuttavia, la figura del cantante rock divenne quasi subito un vero e proprio mito, tanto che la sua tomba divenne incessante meta di pellegrinaggio di fan, visitatori, curiosi e turisti, con conseguente accumularsi di rifiuti e scritte sulla tomba stessa.
Fu quindi deciso per una nuova lapide, più spessa e sempre in pietra: al decennale della sua morte, nel 1981, lo scultore croato Mladen Mikulin creò un mezzobusto marmoreo di Jim, che fu posizionato sulla lapide, ma la tomba fu nuovamente deturpata negli anni con vernice, rossetto e graffiti da parte dei fan, ed il mezzobusto fu addirittura trafugato nel 1988.
Per il ventennale della morte, nel 1991, la tomba fu nuovamente riaccomodata, con nuova cinta e blocco di granito grigio, con sopra affissa una lastra di bronzo, che recita la frase in greco antico “Κατα τον δαιμονα εαυτου”, ovvero “fedele al suo spirito”. Nel 1995, gli eredi ripulirono nuovamente la tomba e quelle circostanti, stanziando un fondo per un sistema di sorveglianza permanente. Per il quarantennale della morte nel 2011, l’area cimiteriale della tomba fu transennata, e vi fecero visita due ex-Doors, Ray Manzarek e Robby Krieger. L’area cimiteriale della tomba fu transennata anche nel 2021, per l’afflusso di turisti al cinquantennale della morte.

Dopo la morte: altre ipotesi e illazioni

A ventisette anni, Jim, trovò così la decantata fine (“This is the end…”), lasciando in testamento tutto ciò che aveva alla sua amata Pam, inclusa l’ingente mole di manoscritti e taccuini, anche se molto del materiale letterario rimase per lungo tempo a Parigi, quando lei ripartì per Los Angeles nella stessa estate 1971.
Nel novembre dello stesso anno fu concordato, in sede legale, il dettaglio di tutta la ripartizione dell’eredità del cantante, soprattutto sulla questione dei diritti d’autore dei Doors. Alla morte di Pam nel 1974 poi, la sua parte di eredità confluì al fratello e alla sorella Morrison. I Doors superstiti invece, realizzarono altri due album come trio, per sciogliersi definitivamente nel 1973. Per il trentennale della sua morte, nel 2001, fu pubblicato un DVDThe Doors – 30 Years Commemorative Edition, mentre per il quarantennale del 2011 Manzarek e Krieger, con Dave Brock alla voce, organizzarono un tour mondiale per onorare l’amico scomparso.

Sulla morte del poeta-cantante si fece un gran parlare della maledizione del famigerato Club 27: ben quattro grandi artisti – Brian Jones (che morì esattamente due anni prima di Morrison, il 3 luglio 1969), Jimi HendrixJanis Joplin e, appunto, Jim Morrison – erano morti prematuramente nell’arco di due anni, in circostanze tragiche e tutti e quattro a 27 anni.

La morte di Jim Morrison rimane tuttora avvolta nel mistero, per alcuni motivi: le ultime ore di vita si basarono soltanto sulle testimonianze di Pamela, la quale fece anche trascorrere un insolito tempo nello scoprire il cadavere e nel chiamare al telefono. Inoltre, non solo le indagini furono sommarie e che il medico legale pare fosse giunto in ritardo, ma questi fece altresì una relazione clinica piuttosto superficiale: non furono né approfondite le cause dei lividi, parlando semplicemente di un arresto cardiaco, né fu eseguita nessuna autopsia o esame tossicologico; le indagini furono frettolosamente chiuse qualche giorno dopo con la firma dell’autorizzazione alla sepoltura, ed infine, la notizia ufficiale della morte fu diffusa soltanto a funerale avvenuto.
Alcuni sostengono, addirittura ancor oggi, che Jim Morrison non fosse nemmeno morto, ma che avesse inscenato la sua scomparsa per sottrarsi alla pressione della popolarità. Si ipotizzò anche di un suo spostamento in Africa, seguendo così le orme del leggendario poeta Rimbaud; in effetti, all’inizio del 1967 Jim propose ai Doors di inscenare la sua morte per crescere di notorietà, inventando il soprannome “Mr Mojo Risin” per contattare l’ufficio una volta che fosse arrivato nel continente nero. Bill Siddons e Steve Harris, assistente di Jac Holzman, non esclusero questa ipotesi, complice anche il fatto che Siddons non vide mai il cadavere di Jim, poiché giunse il giorno dopo a Parigi a bara già chiusa. Nel corso di un’intervista rilasciata nel 2008 all’inglese Daily MailManzarek raccontò che, nel 1970 Jim avrebbe fantasticato sull’intenzione di simulare la propria morte per trasferirsi alle Seychelles, dando nuovo vigore a nuove leggende metropolitane.

Vi furono poi i sostenitori di un complotto per il quale, invece, la finta morte di Jim fu orchestrata dalla CIA, così come la morte di HendrixJones e Joplin, in quanto ritenuti artisti scomodi; questi rockers infatti, avevano di fatto influenzato notevolmente l’allora contro-cultura dei giovani pacifisti americani (il movimento “hippy“), oltre che il dissenso dell’opinione pubblica in merito alle politiche di Nixon come, ad esempio, i finanziamenti per la guerra del Vietnam.

Nel corso degli anni furono fatte altre congetture, soprattutto in merito alla causa della morte, ritenuta non credibile: lo scrittore William Burroughs disse di considerarla “…una storia assurda, inverosimile”, e che la vera causa fosse invece un’overdose di eroina e/o cocaina, tesi sostenuta anche da Siddons, il quale raccontò che Jim, nonostante fosse diffidente ad aghi ipodermici e droghe pesanti, era tuttavia incline a “sperimentare”.
Ad eventuali illazioni, il medico legale Vassille dichiarò che le testimonianze della Courson e di Ronay furono molto accurate – e nell’immediato non potevano essere smentite – ed era probabile che Jim Morrison fosse morto per attacco di cuore provocato da coaguli di sangue nell’arteria cardiaca. Vassille inoltre, non notò nessun segno di iniezioni sul corpo, ma gli fu risposto che tali droghe potevano assumersi anche per inalazione o fumo, ed il loro effetto mortale amplificarsi con l’alcool. L’ipotesi della morte per droga fu sostenuta soprattutto dal nutrito giro di amicizie tossicodipendenti della coppia. Jim frequentava spesso il night-club “Rock ‘n’ Roll Circus”, noto luogo di ritrovo degli eroinomani parigini e, sia la loro amica, Elizabeth Lariviere, che Daniéle “Zouzou” Ciarlét, ribadirono questa ipotesi in più interviste. La cantante Marianne Faithfull raccontò che il “Conte” e allora fidanzato, Jean de Breteuil, “…era spaventato a morte. Jim Morrison era morto di overdose, e la droga l’aveva fornita lui. Jean si vedeva come il pusher delle star, e a un certo punto eccolo ridotto come uno spacciatore da strapazzo nei guai fino al collo…”. I due infatti, partirono immediatamente a luglio 1971 per il Marocco, dove De Breteuil morì qualche mese dopo, per un’overdose. Nell’estate 2014, la Faithfull ribadì ancora questa tesi alla rivista Mojo, ammettendo che fu proprio De Breteuil a fornire accidentalmente la dose di eroina letale.

Un’altra ipotesi ancora sostenne che Jim, la notte tra il 2 e 3 luglio 1971 fosse in giro da solo. Secondo il proprietario del Circus, Sam Bernett, Jim apparve nel suo bar in tarda serata e, dopo aver bevuto birra e vodka, fu ritrovato dai dipendenti del club intorno alle 3 di notte, accasciato e chiuso nel bagno del locale. Visti i segni di schiuma e sangue alla bocca, e la conseguente presunta morte per overdose, decisero di nascondere l’accaduto trasportando il corpo di Jim attraverso dei passaggi sotterranei che davano sul vicino ristorante Alcazar, per poi trasportarlo alla casa di Rue de Beautreillis, e posizionarlo nella vasca da bagno. A suffragare questa tesi fu anche la testimonianza di una stessa cliente del Circus, Nicole Gosselin, la quale affermò che il corpo di Jim “…fu portato fuori di peso, perché probabilmente già morto…”, passando dal retro del locale. La Gosselin dichiarò di conoscere il pusher che gli avrebbe fornito la dose letale, e che si trattasse di eroina “pura al 90%, quando di solito lo è al 20-30%”.
Nel luglio 1971 effettivamente, il Circus fu al centro di voci di ogni genere, gli spacciatori vennero interrogati dalla polizia, ma ufficialmente nessuno svolse ulteriori indagini.
Nel 1972, il giornalista Jerry Hopkins si recò a Parigi per curiosare nell’ambiente del Circus, dove scoprì che l’unica verità che tutti conoscevano rimaneva proprio quella della morte per overdose nei bagni del locale, e che la versione del ritrovamento nella vasca da bagno di casa, al contrario, era del tutto sconosciuta. Hopkins affermò inoltre che solo qualche dipendente del Circus, Pamela e il fidato manager Danny Sugerman, fossero stati gli unici a sapere, ma che avrebbero deciso di mantenere il segreto nei mesi successivi, per non avere ulteriori guai. Un’altra ipotesi sostenne anche che, in tal senso, intervenne lo stesso Ministro degli Interni francese dell’epoca, Raymond Marcellin, che mise a tacere l’intera vicenda per non incorrere in uno scandalo mediatico.
Per questo motivo, afferma Hopkins, nella biografia Nessuno uscirà vivo di qui vengono proposte entrambe le versioni, ovvero quella del “Circus” e quella della vasca da bagno: in tal modo i biografi avrebbero avuto modo di dire come andarono realmente le cose, lasciando il lettore senza certezze inoppugnabili. Negli anni successivi poi, la versione del “Circus” fu ancora confermata da decine di altre persone, fra cui lo stesso Densmore nella sua biografia, il giornalista Hervé Muller (che frequentò anche Jim Morrison a Parigi) e Oliver Wicker, direttore della rivista francese Le Globe. Dunque, con ogni probabilità, nei giorni successivi alla morte di Jim Morrison fu messa in atto una “copertura” cinica e improvvisata, favorita da procedure volutamente permissive delle autorità locali, per far sì che l’overdose di eroina della rockstar americana, che avrebbe avuto pesanti implicazioni criminali e finanziarie, fosse ufficialmente dichiarata un comune attacco di cuore.

Comunque siano andate realmente le cose, forse c’è da condividere la considerazione finale dei biografi Hopkins-Sugerman, secondo cui “a meno che non si tratti di un omicidio, poco importa come sia morto – un’overdose di qualcosa, un infarto, o semplicemente si sia ubriacato a morte (come in molti dapprima sospettarono). La questione di fondo resta quella del ‘suicidio’. In un modo o nell’altro, Jim è morto per autodistruzione, e scoprire in quale maniera è solo questione di determinare il calibro della metaforica pistola che lui stesso si è puntato alla tempia”.

«Sai quanto pallida lasciva e fremente
viene la morte a una strana ora
inattesa, imprevista
come uno spaventoso ospite più che amichevole che ti sei
portato a letto
La morte rende angeli tutti noi
e ci dà ali
dove avevamo spalle
lisce come artigli
di corvo
Basta denaro, basta agghindarsi
Questo regno sembra di gran lunga migliore
finché l’altra faccia rivela l’incesto
e la libera obbedienza a una legge vegetale
Non ci andrò
Preferisco una Festa di Amici
Alla Famiglia Gigante.»
(Jim Morrison, The Severed Garden, An American Prayer)
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