Per decenni i giudici sono stati alleati dei democratici nella lotta progressista per ricostruire l’America creando diritti e facendo legge. Ora che non è più così i liberal danno di matto

Dopo le ultime sentenze della Corte Suprema, commentatori e giornali liberal degli Stati Uniti (seguiti dalle testate sodali di mezzo mondo) hanno deciso che la guerra civile che spaccherà definitivamente la ferita società americana è già cominciata. È una guerra di resistenza a un aggressore togato che sta a Washington e che nella narrazione corrente ha attaccato le basi del vivere civile.

Guerra alle donne, all’America, al mondo

Fateci caso (lo fa notare Gerard Baker sul Wall Street Journal), molte analisi delle ultime sentenze, a partire da quella che ha ribaltato la Roe v. Wade sull’aborto, concordano sul fatto che la Corte Suprema «ha dichiarato guerra alle donne». Non solo, per qualcun altro «ha dichiarato guerra all’America moderna», per altri addirittura «la Corte Suprema Radicale dichiara guerra al 14° emendamento». Per Vanity Fair ha dichiarato guerra nientpopodimenoche al governo, mentre per i soliti moderati del Guardian «ha dichiarato guerra al futuro della Terra». Ma quale guerra civile, ironiza Baker, qui il campo di battaglia è planetario: donne, America, governo, pianeta, manca soltanto il Sistema Solare.

Oltre alla decisione sull’aborto, hanno fatto discutere quelle sul diritto di un coach di football di pregare dopo le partite della sua squadra, quella che ha limitato i poteri dell’agenzia per la protezione ambientale “restituendoli” al Congresso, quella sulla libertà di girare armati a New York. Le reazioni scomposte contro le decisioni “oscurantiste” e “medievali” della Corte Suprema hanno radici profonde almeno mezzo secolo, scrive il WSJ. Cinquant’anni o più di attivismo giudiziario hanno immunizzato un’intera generazione di giornalisti, politici progressisti e difensori delle politiche sociali dall’idea che i giudici siano arbitri neutrali della legge.

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«Un’Alta Corte la cui maggioranza è impegnata a interpretare la legge piuttosto che a farla, è per molti americani un concetto rivoluzionario equivalente a un atto di aggressione. La sinistra e i suoi alfieri nei media sono diventati così assuefatti all’idea che il ramo giudiziario sia un braccio aggiuntivo del legislatore da considerare qualsiasi allontanamento da questa logica come un atto di ostilità».

Giudici che inventano e negano diritti

Per decenni, i giudici americani sono stati alleati di presidenti e legislatori democratici nella lotta progressista per ricostruire l’America, sia come amichevoli facilitatori degli obiettivi della sinistra, sia come utili baluardi contro gli sforzi dei repubblicani. La natura «apparentemente bipartisan dell’interpretazione progressista e attivista del ruolo della magistratura» ha fatto il resto, incoraggiando la sinistra a convincersi di essere nel giusto e trasformando la funzione della Corte in un efficace allineamento con l’ideologia dominante, spiega Baker

«Questa ideologia richiede che la magistratura consideri il suo ruolo non come interprete indipendente del diritto alla luce di quanto consentito dalla Costituzione, ma come fornitore di un’autorità legale spuria per scopi esplicitamente politici che non hanno giustificazione costituzionale. A volte richiedeva al tribunale di inventare diritti dove non esistevano, e talvolta richiedeva al tribunale di negare diritti che esistevano». Un tribunale “amico” diventava essenziale sia quando l’autorità necessaria per ciò che i progressisti stavano cercando di ottenere non poteva essere trovata con mezzi politici, sia quando ciò che potevano ottenere attraverso il processo politico non poteva essere giustificato dall’autorità costituzionale.

Le ultime decisioni della Corte Suprema

Le decisioni della Corte in tutti gli ultimi casi chiave segnalano chiaramente che quell’èra è finita. La decisione che ha ribaltato Roe v. Wade dice semplicemente che non c’è alcun diritto all’aborto nella Costituzione, e rimette la questione nelle mani della politica. Nella decisione sull’agenzia per la protezione ambientale, la Corte ha detto che non può essere un ente di nomina presidenziale a prendere decisioni così importanti e ha riaffermato la supremazia del ruolo del Congresso, con il surreale spettacolo dei legislatori democratici che contestavano una decisione che riaffermava l’importanza del loto ruolo.

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Lo stesso vale per la decisione che ha eliminato le restrizioni di New York sul trasporto di armi da fuoco: «La corte ha riaffermato che gli stati non possono mettere da parte i diritti costituzionali che trovano non congeniali», spiega Baker, e per quella che ha stabilito che un distretto scolastico «non poteva negare il diritto tutelato dal Primo Emendamento di un allenatore di football di inginocchiarsi in preghiera dopo le partite». I partigiani della sinistra faticano ad abituarsi all’idea che l’Alta corte non sarà più utilizzata per convalidare i loro obiettivi, per conferire una falsa autorità costituzionale alla loro campagna, finora di successo, per rimodellare il Paese. Sembrerebbe, conclude ironico il commentatore del WSJ, che abbiano dichiarato guerra alla Costituzione.