Lo scrisse anni fa il reporter di guerra Robert Fisk quando l’allora Presidente Usa Barack Obama inviò 500 milioni di dollari di armi ai sedicenti “ribelli moderati” siriani. Queste armi furono vendute all’ISIS e alle varie diramazioni di al Qaeda.

Ora secondo il Financial Times, “Gli stati della Nato e dell’UE stanno spingendo per un maggiore monitoraggio delle armi inviate in Ucraina” e che i gruppi paramilitari “le stiano contrabbandando in un altro paese e nel mercato nero europeo.”

Inoltre, molti Stati membri della Nato stanno discutendo con Kiev un qualche tipo di sistema di monitoraggio o elenchi dettagliati di scorte di armi equipaggiate in Ucraina.”

“Tutte queste armi atterrano nel sud della Polonia, vengono spedite al confine, dopodiché vengono semplicemente suddivise in auto per l’attraversamento: furgoni, fuoristrada, automobili personali”, ha affermato uno dei tanti ufficiali occidentali citati dal media britannico. “E da quel momento andiamo puliti sulla loro posizione e non sappiamo dove vanno, dove sono usate o anche quando rimangono all’interno della nazione”.

Bonnie Denise Jenkins, sottosegretario statunitense per la gestione degli armamenti ha ricordato che il suo paese è in contatto con le autorità ucraine per il monitoraggio delle armi.

Nell’Unione europea è stata espressa la stessa preoccupazione. Drammatica e senza dubbio irresponsabile la risposta di Jana Ernochová, il ministro della Difesa ceco: “È arduo tenersi lontano dalla tratta o dal contrabbando: non abbiamo ottenuto risultati nell’ex Jugoslavia e forse neanche in Ucraina”.

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Chissà finiranno in mano ad un nuovo nemico spauracchio da combattere e da vendere come nemico della “democrazia” occidentale.