Morto Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica

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E’ morto Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica: aveva 98 anni. Ne dà notizia lo stesso quotidiano da lui fondato. ‘Ciao direttore’, è la scritta che campeggia sulla homapage del sito.

Eugenio Scalfari (Civitavecchia6 aprile 1924 – Roma14 luglio 2022) è stato un giornalista e scrittore italiano.

Considerato uno dei più grandi giornalisti italiani del XX secolo contribuì, con altri, a fondare il settimanale l’Espresso ed è fondatore del quotidiano la Repubblica. I campi principali dell’analisi di Scalfari sono l’economia e la politica. La sua ispirazione politica è socialista liberaleazionista e radicale. I temi dominanti nei suoi articoli recenti sono la laicità, la questione morale e la filosofia.

Biografia

Formazione e vita privata

Scalfari nasce a Civitavecchia (Roma) il 6 aprile del 1924 da genitori calabresi. Iscrittosi dapprima presso il Liceo Mamiani di Roma, sarà poi al liceo classico G.D. Cassini di Sanremo, dove intanto s’era trasferito con la famiglia per via del lavoro del padre, chiamato a svolgervi l’attività di direttore artistico del locale Casinò, nel quale compirà fino alla fine il suo ciclo di studi liceali, avendo come suo compagno di banco il futuro scrittore Italo Calvino.

Nel 1950 si sposa con la figlia del giornalista Giulio De Benedetti, Simonetta, morta nel 2006, dalla quale ha avuto le due figlie Enrica e Donata.

Dalla fine degli anni settanta Scalfari è sentimentalmente legato a Serena Rossetti, già segretaria di redazione de L’Espresso (e poi di Repubblica), che sposerà dopo la scomparsa della moglie Simonetta.

Eugenio Scalfari è ateo.

Esordi giornalistici durante il fascismo

Tra le prime esperienze giornalistiche di Scalfari c’è Roma Fascista, organo ufficiale del GUF (Gruppo Universitario Fascista), mentre era studente di giurisprudenza. Negli anni successivi Scalfari continua a collaborare con riviste e periodici legati al fascismo, come Nuovo Occidente, diretto dall’ex squadrista e fascista cattolico Giuseppe Attilio Fanelli. Nel 1942 Scalfari sarà nominato caporedattore di Roma Fascista.

All’inizio del 1943[12] scrive una serie di corsivi non firmati sulla prima pagina di Roma Fascista in cui lancia generiche accuse verso speculazioni da parte di gerarchi del Partito Nazionale Fascista sulla costruzione dell’EUR. Questi articoli portarono alla sua espulsione dai GUF e dal Partito per opera di Carlo Scorza, allora vicesegretario del PNF. Di fronte al gerarca, intenzionato a perseguire gli speculatori, il giovane Scalfari aveva ammesso come i suoi corsivi fossero basati su voci generiche. Il gerarca accusò poi il giovane di essere un imboscato, e lo prese materialmente per il bavero strappandogli le mostrine dalla divisa del partito.

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Carriera giornalistica nel dopoguerra

Dopo la fine della seconda guerra mondiale entra in contatto con il neonato Partito Liberale Italiano, conoscendo giornalisti importanti nell’ambiente. Nel 1950, mentre lavora presso la Banca Nazionale del Lavoro, diventa collaboratore, prima a Il Mondo e poi a L’Europeo, di due personalità che spesso richiama nei suoi scritti: Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti. Ricorderà poi, con orgoglio, di essere stato licenziato dalla BNL per una serie di articoli sulla Federconsorzi non graditi alla direzione.

Nel 1955 partecipa all’atto di fondazione del Partito Radicale. Nello stesso anno nasce il settimanale L’Espresso: Scalfari è direttore amministrativo e scrive articoli di economia.

Nel 1963 somma la carica di direttore responsabile de L’Espresso a quella di direttore amministrativo. Il settimanale arriva in cinque anni a superare il milione di copie vendute. Il successo giornalistico si fuse con il piglio imprenditoriale, dato che Scalfari continuò a gestire anche la parte organizzativa e amministrativa.

Sempre nel 1967 Scalfari pubblica insieme a Lino Jannuzzi l’inchiesta sul SIFAR che fa conoscere il tentativo di colpo di Stato chiamato piano Solo. Il generale De Lorenzo li querela e i due giornalisti vengono condannati rispettivamente a 15 e a 14 mesi di reclusione, malgrado la richiesta di assoluzione fatta dal Pubblico Ministero Vittorio Occorsio, che era riuscito a leggere gli incartamenti integrali prima che il governo ponesse il segreto di Stato.

Scalfari e Jannuzzi evitano il carcere grazie all’immunità parlamentare offerta loro dal Partito Socialista Italiano: alle elezioni politiche del 1968 Scalfari viene eletto deputato, come indipendente, nelle liste del PSI, segreteria Mancini, mentre Jannuzzi diviene senatore. Scalfari, che era stato eletto sia nella circoscrizione di Torino che in quella di Milano, opta per la seconda e aderisce al gruppo del PSI. Resta deputato fino al 1972. Nel 1968, dopo la candidatura al Parlamento, aveva lasciato la direzione de L’Espresso.

Nel 1971 sottoscrive la lettera aperta a L’Espresso contro il commissario Luigi Calabresi. Nel 2017, dopo 45 anni, ammette che “quella firma era stata un errore”.

In quegli anni critica accanitamente le manovre di Eugenio Cefis, prima presidente dell’ENI e poi di Montedison, appoggiando spesso chi gli si opponeva; tra questi vi fu nel 1971 Sindona nel suo scontro con Mediobanca per il controllo di Bastogi. Soprattutto contro Cefis è indirizzato il celebre libro-inchiesta pubblicato da Scalfari e da Giuseppe Turani nel 1974, Razza padrona.

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Fondazione e direzione de la Repubblica

Nel 1976, dopo aver già tentato (inutilmente) di varare un quotidiano insieme a Indro Montanelli, che aveva respinto la proposta definendola piuttosto azzardata, Scalfari fonda il quotidiano la Repubblica, che debutta nelle edicole il 14 gennaio di quell’anno. L’operazione, attuata con il Gruppo L’Espresso e la Arnoldo Mondadori Editore, apre una nuova pagina del giornalismo italiano. Il quotidiano romano, sotto la sua direzione, compie in pochissimi anni una scalata imponente, diventando per lungo tempo il principale giornale italiano per tiratura.

L’assetto proprietario registra negli anni ottanta consolidamenti della posizione dello stesso Scalfari e l’ingresso di Carlo De Benedetti, nonché un vano tentativo di acquisizione da parte di Berlusconi in occasione della “scalata” del titolo Arnoldo Mondadori Editore, finito con il “lodo Mondadori“, resosi necessario a causa del fatto che (come accertato dalla magistratura in seguito) Silvio Berlusconi, a capo della Fininvest, aveva corrotto uno dei tre giudici per avere un pronunciamento favorevole nella disputa con De Benedetti per il controllo della Mondadori: tale accordo fu fortemente voluto da Giulio Andreotti, grazie all’intermediazione di Giuseppe Ciarrapico. Sotto la guida di Scalfari, “Repubblica” apre il filone investigativo sul caso Enimont, che dopo due anni verrà in buona parte confermato dall’inchiesta di “Mani pulite“.

Contro Craxi, a differenza che con Spadolini e con De Mita, Scalfari s’era speso sin dall’inizio del decennio precedente, considerandolo l’archetipo della questione morale contro cui si scagliava l’anima della sinistra rappresentata da Berlinguer. Di questi invece elogiò lo “strappo” con l’Unione Sovietica in occasione del golpe polacco, pur restando essenzialmente estraneo alla tradizione comunista e rimanendo su posizioni legate all’intellettualità laica e alla tecnocrazia. In tal senso vanno lette alcune sue importanti iniziative, tutte sostenute per il tramite di “Repubblica”: sponsorizza il “governo del Presidente”, candidandovi il governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi, già negli anni ottanta; indica al presidente Scalfaro il commissario PSI a Milano Giuliano Amato come viatico per la sua scelta a premier nel 1992; apprezza Guido Rossi come commissario delle aziende travolte nel turbine di Tangentopoli. Il 27 gennaio 1994 incomincia, dapprima in solitaria, la sua ventennale battaglia contro Silvio Berlusconi. Sconfitto Vittorio Sgarbi, il 7 maggio 2008 è il primo a percepire e ad avvertire il pubblico circa la potenziale discesa in politica di Beppe Grillo. Il 9 gennaio 2018 rompe definitivamente con il suo ex editore Carlo De Benedetti. Il 13 aprile 2019 è il primo a preconizzare una possibile, futura alleanza d’intesa fra Matteo Renzi e Matteo Salvini.

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Ritiro dalla direzione de la Repubblica

Scalfari, padre del quotidiano la Repubblica e della sua ascesa editoriale e politico-culturale, abbandona il ruolo di direttore nel 1996, dopo che già da tempo aveva ceduto, insieme a Caracciolo, la proprietà a Carlo De Benedetti; gli subentra Ezio Mauro. Non scompare dalla testata del giornale, poiché continua a svolgere il ruolo di editorialista dell’edizione domenicale. I suoi editoriali sono entrati oramai nella consuetudine del giornale, tanto da essere soprannominati – anche per la loro lunghezza – “la messa cantata della domenica”. Cura altresì una rubrica su L’Espresso (Il vetro soffiato). Il 6 luglio 2007, sul Venerdì di Repubblica (il magazine settimanale che esce dal 1987), annuncia di voler abbandonare dopo l’estate la sua storica rubrica Scalfari risponde, ringraziando i lettori per l’affetto ricevuto e gli stimoli da loro pervenuti per le sue riflessioni. Gli subentra Michele Serra.

Su RaiSat Extra è andato in onda per qualche tempo, ogni giovedì, un programma dal titolo La Scalfittura, in cui Scalfari teneva colloqui politici con Giovanni Floris.

Dopo aver lasciato anche la sua rubrica domenicale su la Repubblica, Scalfari è morto a Roma il 14 luglio 2022.

Controversie

Nel 2013 e nel 2014, le sue “interviste” con papa Francesco hanno causato per due volte la smentita da parte della sala stampa vaticana in relazione alle parole attribuite da Scalfari al Pontefice. Scalfari ha ribattuto di aver scritto virgolettati “come se fossero usciti dalla bocca del Papa”, senza aver preso appunti o registrato durante i colloqui, sostenendo che quello era stato il suo metodo di lavoro per quasi cinquant’anni. Il 29 marzo 2018 il Vaticano ha smentito un’altra intervista di Eugenio Scalfari a papa Francesco, a seguito della pubblicazione di un suo articolo su Repubblica, negando che il Papa avesse rilasciato un’intervista a Scalfari e sostenendo che il contenuto dell’articolo fosse il frutto di una sua ricostruzione.

Ciononostante, papa Francesco continua periodicamente a concedere interviste esclusive a Scalfari.

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