Caro dottor Borsellino, da quell’angolo di Paradiso dove dimora da trent’anni con Giovanni Falcone, non si adonti per quella brutta sentenza che archivia decenni di depistaggi.

In questi trent’anni seguiti alle stragi che la mafia ordì contro di voi, lo si “percepiva” che manovrarono contro la verità artisti delle manovre, volti oscuri degli apparati, specialisti dell’ingiustizia.

Il popolo non “prescrive” Borsellino e Falcone

Ma non vi dimentica il popolo. E trent’anni dopo Borsellino e Falcone restano uniti nella memoria di ciascuno di noi e assumono maggior rilevanza le tre giornate con cui si ricordano quei drammatici 57 giorni che separarono la strage di Capaci da quella di via D’Amelio.

Da domenica a martedì risuonerà a Palermo – e per fortuna non solo a Palermo – la rabbia di chi ha sofferto quegli infami delitti. Le famiglie che ancora oggi piangono, gli italiani che restano attoniti, perché il dolore di allora non svanisce.

Saranno tre giorni davvero intensi, da domenica a martedì, quando il ricordo del sangue versato culminerà nella fiaccolata che si svolge ogni anno nel capoluogo siciliano.

Tre giorni a Palermo e martedì la fiaccolata

Nel programma spicca anche per domenica sera “I giorni di Giuda – Intervista marziana”, uno spettacolo teatrale con Carlo D’Aubert e Marco Feo, regia di Angelo Butera. In scena l’intervista mai fatta a Paolo Borsellino, dal giornalista Francesco Vitale del Tg2, le cui risposte sono state date da Manfredi Borsellino figlio del giudice.

Chi avrà la possibilità di partecipare agli eventi, lo farà a maggior ragione anche a nostro nome. Perché quegli eroi, Falcone e Borsellino, restano riferimento morale nel tempo in cui di riferimenti ce ne sono sempre di meno.

E quanto amareggiano quelle parole di Fiammetta Borsellino: “Sulla strage di via D’Amelio lo Stato non ci ha detto la verità”.

Sembra di averlo ancora di fronte a me, Paolo Borsellino, quando tanti decenni fa lo intervistai per il Secolo d’Italia proprio sul peso elettorale della mafia. Eravamo a Vasto, al congresso dell’associazione magistrati.

E penso – pensiamo – che la sua memoria non la potrà mai prescrivere nessuno.

Francesco Storace