2014 – Il volo Malaysia Airlines 17 viene abbattuto al confine tra Ucraina e Russia

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Il volo Malaysia Airlines 17 (MH17/MAS17) fu un collegamento di linea operato da un Boeing 777 della compagnia aerea malese in servizio il 17 luglio 2014 fra Amsterdam, nei Paesi Bassi, e Kuala Lumpur, in Malaysia; velivolo che venne abbattuto da un missile terra-aria Buk, mentre sorvolava la zona orientale dell’Ucraina. Tutti i 283 passeggeri e i 15 membri dell’equipaggio rimasero uccisi nell’incidente.

Il volo, operato con un Boeing 777-200ER, cessò i contatti con gli enti del controllo del traffico aereo a circa 50 km dal confine tra Ucraina e Russia e precipitò in prossimità dei villaggi di HraboveRozsypne e Petropavlivka nell’Oblast’ di Donec’k, in Ucraina, ma a quel tempo controllato da forze secessioniste filo-russe durante la guerra dell’Ucraina orientale. Le investigazioni ufficiali, condotte dal governo olandese, conclusero che l’aereo fu abbattuto da un missile terra aria lanciato da quel territorio.

Si tratta del settimo incidente aereo per numero di vittime, nonché del terzo incidente a coinvolgere un Boeing 777. Con un comunicato stampa del 20 luglio la Malaysia Airlines faceva sapere che la sigla MH17, come solitamente accade in questi casi, veniva ritirata per rispetto nei confronti delle vittime del disastro e sostituita dal 25 luglio con la sigla MH19-AMS/KUL.

Il velivolo

L’aeromobile che operava il volo 17 era il Boeing 777-2H6ER con marche 9M-MRD e numero di serie 28411: ottantaquattresimo Boeing 777 ad essere messo in produzione, era stato consegnato alla Malaysia Airlines il 29 luglio 1997 ed era quindi in servizio da 17 anni. Era spinto da due motori Rolls-Royce Trent 892. Al momento dell’incidente aveva accumulato 75,322 ore di volo e 11,434 cicli di decollo-atterraggio.

Nazionalità dei passeggeri

Dopo il disastro la Malaysia Airlines confermava che a bordo dell’aeromobile vi erano 283 passeggeri e 15 membri dell’equipaggio.

Nazionalità degli occupanti
Nazionalità Numero Note
Paesi Bassi Paesi Bassi 193 di cui 3 con doppia cittadinanza (due olandese-statunitense, e una olandese-italiana)
Malaysia Malaysia 43 di cui 15 dell’equipaggio e due infanti
Australia Australia 27
Indonesia Indonesia 12 di cui un neonato
Regno Unito Regno Unito 10 di cui due passeggeri con doppia cittadinanza britannico-sudafricana
Germania Germania 4
Belgio Belgio 4
Filippine Filippine 3
Canada Canada 1 con doppia cittadinanza canadese-rumena
Nuova Zelanda Nuova Zelanda 1
Totale 298

Tra le vittime vi erano anche alcuni ricercatori e volontari nella lotta all’AIDS, diretti in Australia, dove avrebbero dovuto partecipare alla ventesima Conferenza internazionale sull’AIDS, indetta a Melbourne per il 20 luglio: tra questi vi erano Joep Lange, pioniere della terapia preventiva dell’HIVPim de Kuijer, parlamentare olandese e attivista di Stop Aids Now! e Glenn Thomas, portavoce dell’Organizzazione mondiale della sanità.

L’area di sorvolo

La Malaysia Airlines, in un comunicato rilasciato sul proprio sito il giorno dopo la tragedia, sottolineava che l’area sorvolata dal volo 17 era fino al momento dell’incidente definita “sicura” dalla ICAO e che, sempre per la stessa organizzazione, non era soggetta a restrizioni sui voli di linea; la ICAO sottolineava di avere precedentemente diramato una nota di potenziale pericolo relativo alla Regione di informazioni di volo di Sinferopoli, nota come Simferopol Flight Information Region (FIR), ma che l’incidente al volo 17 era occorso fuori da tale area. La medesima informazione veniva anche rilasciata dalla IATA in un comunicato ospitato sul sito ufficiale. La Malaysia Airlines affermava anche di aver richiesto di poter operare il volo a 35 000 piedi (10 700 metri) sopra il territorio ucraino, ma, appena entrato nello spazio aereo ucraino, il controllo aereo ucraino aveva ordinato all’aereo di volare a 32 000 piedi (10 000 metri), appena 300 metri al di sopra della quota di volo interdetta.

A seguito dell’incidente le compagnie LufthansaAir FranceTurkish AirlinesTransaeroBritish AirwaysAeroflotAir IndiaJet AirwaysAlitaliaKLMSingapore AirlinesFinnairKorean Air e Asiana Airlines decisero di evitare il sorvolo dello spazio aereo dell’est dell’Ucraina, o dell’intera nazione. La Civil Aviation Administration of China istruì le compagnie aeree cinesi ad evitare di volare sulla zona. Un Notice To Airmen (NOTAM, sistema informativo dedicato a piloti e compagnie statunitensi gestito dalla Federal Aviation Administration), immediatamente successivo all’abbattimento proibì agli aeroplani statunitensi di sorvolare l’area (una prima restrizione era stata emanata ad aprile sulla Crimea, Mar Nero e Mar d’Azov).

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La medesima decisione veniva presa da Malaysia Airlines, la quale, il giorno dopo l’incidente, comunicò di aver proceduto immediatamente ad operare i propri voli in servizio fra Europa e Malesia su rotte alternative in modo tale da far evitare il sorvolo dell’intero spazio aereo ucraino, passando più a Sud, su quello turco.

La responsabilità dell’abbattimento

Immediatamente dopo la notizia del disastro, il governo ucraino accusò dapprima i secessionisti filorussi, affermando che l’aereo era stato abbattuto da un missile terra-aria lanciato dagli stessi secessionisti, quindi direttamente la Russia dichiarando che il missile era stato lanciato da “professionisti russi, coordinati dalla Russia”.

Fonti dell’intelligence statunitense affermarono che i secessionisti filo-russi avevano abbattuto l’aereo utilizzando un missile terra-aria Buk lanciato dal territorio sotto il loro controllo. La ricostruzione degli statunitensi basata sulle informazioni raccolte nei cinque giorni dopo il disastro e costituite dai dati dei radar e di altri sensori, che avrebbero raccolto informazioni relative al percorso del missile, dalla configurazione degli shrapnel in prossimità dei rottami a terra, dalle impronte vocali durante conversazioni tra i secessionisti nelle quali si accreditavano merito per l’abbattimento di un aereo militare ucraino, dalle fotografie e da altri dati raccolti su siti web e social network. Il presidente USA Barack Obama, già il giorno successivo all’incidente, affermò che l’«evidenza indica che l’aereo è stato abbattuto da un missile terra-aria che è stato lanciato dall’area controllata dai secessionisti sostenuti dalla Russia» e aggiunse che i secessionisti, «non potendo agire da soli, hanno avuto il supporto della Russia».

Riguardo al particolare tipo di armamento antiaereo usato per abbattere l’aereo, secondo il governo ucraino l’aereo fu abbattuto da un missile Buk. Si tratta di un sistema missilistico di costruzione russa denominato SA-11 nella classificazione NATO e in dotazione sia alla Russia, sia all’Ucraina. Anche secondo altre fonti il Buk sarebbe stato l’unico sistema missilistico antiaereo utilizzato nell’area in grado di colpire alle quote di volo delle linee civili. Gli stessi secessionisti dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk avevano affermato di essere entrati in possesso di un’unità di missili Buk dopo avere conquistato la base militare ucraina A-1402 e la circostanza era stata resa nota alcuni giorni prima dal loro stesso ufficio stampa. I secessionisti filo-russi avrebbero rivendicato la presa di possesso di un’unità di tale sistema d’arma con un tweet che sarebbe stato successivamente rimosso dopo la notizia dell’incidente. Tuttavia, il procuratore generale ucraino, Vitaly Yarema, in un’intervista con il giornale on-line Ukraïns’ka pravda, affermò che i militari ucraini avevano informato il governo che tali missili non sarebbero mai stati catturati all’esercito ucraino. Secondo gli ucraini, il sistema missilistico Buk utilizzato dai secessionisti per abbattere l’aereo fu fornito dalla Russia o fu direttamente operato da personale militare russo.

Il giorno seguente alla tragedia, il governo ucraino diffuse alcuni documenti di asserite intercettazioni telefoniche tra membri del governo dell’autoproclamata “Repubblica Popolare” e membri dei servizi segreti russi dai quali si sarebbe desunto che il missile sarebbe stato lanciato dai secessionisti filo-russi. Secondo questa ricostruzione dei fatti (sostenuta dagli ucraini, dagli statunitensi e ampiamente ripresa sui media occidentali), a poca distanza dall’aereo malese avrebbe dovuto volare un aereo da trasporto militare ucraino con rifornimenti per l’esercito; i ribelli avrebbero colpito l’aereo passeggeri per errore, scambiandolo per il trasporto ucraino. Il sistema missilistico Sa-11 è costituito da quattro elementi montati su altrettanti veicoli: un lanciatore armato con 4 missili, un veicolo comando, un veicolo logistico e uno dotato di due radar. Per funzionare correttamente il complesso sistema ha bisogno di un radar di “acquisizione”, per accertare il tipo e la natura dell’aereo, e uno di “puntamento”, per agganciare e abbattere il bersaglio. Però il sistema a disposizione dei secessionisti aveva solo il radar di puntamento, cosa che consentì loro di puntare il missile e abbattere l’aereo, ma non il radar di acquisizione che avrebbe invece consentito loro di riconoscere che si trattava di un aereo di linea.

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Nel pomeriggio dello stesso 17 luglio, prima che la notizia della caduta del volo MH17 venisse diffusa dai mezzi d’informazione, un post pubblicato su un profilo Vkontakte (popolare social media russo) attribuito ad Igor Strelkov (allora Comandante delle Forze Armate della Repubblica Popolare di Donec’k e Ministro della Difesa della suddetta Repubblica, dimessosi da tali cariche il successivo 14 agosto), rivendicò l’abbattimento da parte delle forze secessioniste di un aereo militare ucraino An-26 affermando: “un An-26 è stato appena abbattuto nel distretto di Torez, in una zona vicina alla miniera Progress. Li avevamo avvertiti di non sorvolare i nostri cieli”.
Il post sarebbe stato rimosso subito dopo la notizia dell’incidente dell’MH17. La cronologia delle vicende collegate a tale post – non primogenito sul presunto abbattimento, oltre che editato più volte – e l’eventuale relazione con l’MH17, risultano di non facile comprensione anche a causa dei diversi fusi orari a cui gli accadimenti e gli edit fanno riferimento.

I secessionisti dell’Ucraina orientale, per bocca di Sergei Kavtaradze, rappresentante del Primo ministro della Repubblica di Donetsk, addossarono la colpa dell’incidente all’esercito ucraino affermando che le milizie secessioniste non avevano armi in grado di abbattere un aereo che volava a 10 000 metri di quota, avendo solo missili antiaerei portatili con una portata massima di 3 000/4 000 metri. Inoltre, un comunicato dell’ufficio stampa dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk ipotizzò che l’aereo fosse stato attaccato da un caccia ucraino: «Testimoni che osservavano il volo del Boeing 777 lo hanno visto mentre era attaccato da un aereo da combattimento delle forze aeree ucraine, dopodiché l’aereo si è spezzato in due in aria ed è caduto sul territorio della Repubblica Popolare di Donetsk».

Il governo russo dichiarò che l’Ucraina si doveva “assumere piena e totale responsabilità” per l’incidente, in quanto avvenuto nello spazio aereo ucraino.

Il 21 luglio, il ministero della Difesa russo, per bocca del Capo di Stato Maggiore delle forze armate Andrey Kartopolov e del Capo di Stato Maggiore dell’aeronautica militare Igor Makushev, nel corso di una conferenza stampa a Mosca, delineò il punto di vista russo sull’accaduto, affermando che, secondo le registrazioni del centro di controllo aereo di Rostov, poco prima dell’incidente, il Boeing 777 aveva deviato verso nord dal proprio corridoio di volo verso Donetsk, portandosi a 14 km di distanza dal suo margine sinistro, per poi virare verso destra tentando senza successo di ritornare nel corridoio prima di perdere rapidamente velocità e sparire dagli schermi radar a 51 km dalla frontiera con la Russia. Il sistema di controllo aereo russo avrebbe anche rilevato la presenza di un aereo da combattimento ucraino, presumibilmente un Su-25, che guadagnava quota ad una distanza di 3/4 km in direzione del Boeing della Malaysia Airlines lungo il corridoio internazionale riservato agli aerei di linea. Secondo la versione della Difesa russa il Su-25, benché secondo le specifiche del costruttore abbia una tangenza pratica limitata a 7 000 metri, è comunque in grado di salire e volare a 10 000 metri (secondo la Ukroboronservice, compagnia di Stato ucraina attiva nel settore del commercio e dell’ammodernamento di sistemi d’arma, i Su-25 hanno una tangenza pratica compresa fra i 7 000 e i 10 000 metri), quota di volo del Boeing 777, per un limitato periodo di tempo e può essere normalmente armato con missili aria-aria R-60 che possono ingaggiare e colpire bersagli fino a 12 km di distanza e distruggerli sicuramente a una distanza di 5 km. La presenza del jet militare ucraino sarebbe stata confermata dalle registrazioni video degli schermi radar riprese nel centro di monitoraggio aereo di Rostov. Una serie di immagini satellitari, riprese il 14 luglio ed esibite durante la conferenza stampa, mostrerebbero invece la presenza di diverse batterie di missili ucraini terra-aria Buk-m1, insieme alle relative stazioni radar, dispiegati intorno a Donetsk e Lugansk in un’area prossima a quella controllata dalle forze filo-russe e alla zona del presunto abbattimento; immagini satellitari riprese il 18 luglio mostravano invece che le batterie di missili ucraini avevano lasciato la zona subito dopo l’incidente. Per di più il 17 luglio i russi avrebbero registrato un notevole aumento nell’attività dei radar 9S18 Kupol-M1 dei sistemi missilistici Buk-m1 ucraini nell’area del disastro aereo; attività che sarebbe decisamente scemata il giorno successivo. Inoltre, secondo il ministero della Difesa russo, dopo l’incidente un velivolo ucraino sorvolò la zona dell’impatto per quattro minuti per monitorare la situazione; e il video esibito dagli ucraini, che avrebbe mostrato il trasferimento di una batteria di missili Buk dal territorio delle repubbliche secessioniste a quello russo, sarebbe stato il risultato di una manipolazione provata dall’immagine di un tabellone dove compariva la pubblicità di una concessionaria di auto sita nella città di Krasnoarmeisk al civico 34 della Dnepropetrovskaya: Krasnoarmeisk era sotto controllo ucraino sin dall’11 maggio. Mentre l’ambasciatore russo presso l’ONU, Vitaly Churkin, accusava gli ucraini di aver “ritoccato” le intercettazioni telefoniche delle conversazioni fra i comandanti secessionisti aggiungendovi comunicazioni radio precedenti al giorno della caduta dell’aereo malese.

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Il 6 agosto 2014, il News Straits Times, il primo giornale in lingua inglese della Malesia e il più importante del sud-est asiatico, pubblicava in prima pagina un articolo dal titolo “Was MH17 finished off with a guns kill?” (“L’MH17 fu finito a colpi di cannone?”) in cui affermava che, secondo fonti militari locali, l’attenzione degli investigatori era rivolta all’emergente teoria secondo la quale l’MH17 sarebbe stato abbattuto da un aereo da combattimento che lo avrebbe dapprima danneggiato con un missile aria-aria e poi finito col fuoco delle armi automatiche di bordo. Lo stesso argomento veniva ripreso il giorno successivo anche dalla versione online dello stesso giornale in un articolo intitolato “US analysts conclude MH17 downed by aircraft” (“Gli esperti statunitensi concludono che l’MH17 è stato abbattuto da un aereo”). Le fonti militari citate si riferivano in particolare alle fotografie dei fori presenti sulla fusoliera dell’aereo e che mostravano due distinte forme: lacerazioni irregolari compatibili con i danni provocati dalla testa di un missile riempita di flechettes; perforazioni pressoché circolari, uniformi e regolari compatibili invece con i fori provocati da proiettili di cannoncino. Il giornale portava a supporto di questa versione sull’abbattimento un articolo di Robert Parry, giornalista statunitense, che avrebbe appreso da fonti anonime dell’intelligence USA che “i ribelli e la Russia non possono verosimilmente essere incolpati, e che la responsabilità sarebbe stata attribuibile a forze del governo ucraino”. L’articolo citava anche l’intervista resa alla TV canadese CBC da Michael Bociurkiw, uno dei primi osservatori dell’OSCE ad arrivare sulla scena del disastro, secondo il quale «C’erano due o tre pezzi di fusoliera che erano letteralmente crivellati con ciò che sembrava essere stato il fuoco di una mitragliatrice; una mitragliatrice molto, molto grossa».

Il 19 ottobre 2014, il settimanale tedesco Der Spiegel rendeva noto che, stando ad indagini svolte, i servizi segreti tedeschi avevano accertato che il volo MH17 era stato abbattuto da un missile Buk lanciato dai secessionisti filorussi e che gli stessi si sarebbero impadroniti di tale sistema missilistico catturandolo in una base militare ucraina. L’affermazione fatta l’8 ottobre da Gerhard Schindler, capo del BND (Bundesnachrichtendienst) di fronte alla commissione parlamentare di controllo dei servizi segreti tedeschi. Gerhard Schindler avrebbe mostrato immagini satellitari e fotografie a sostegno delle proprie conclusioni e affermato che le foto esibite dagli ucraini come prove erano il risultato di evidenti manipolazioni e che le affermazioni russe, sia riguardo alla presenza in volo di un jet militare ucraino vicino al Boeing malese e sia al lancio del missile da parte dell’esercito ucraino, erano false. Tuttavia, il 20 ottobre, il ministro ucraino della Difesa negava decisamente le affermazioni pubblicate da Der Spiegel circa la cattura di un missile Buk ucraino da parte dei secessionisti dichiarando che «il Comando dell’aeronautica militare ucraina afferma ufficialmente che le informazioni riguardo alla cattura da parte della milizia di un sistema missilistico antiaereo Buk-M1 di una unità dell’aviazione militare ucraina non sono vere» e che «il personale, l’equipaggiamento e l’armamento che stazionava nella regione di Donetsk» fu dispiegato altrove più di due settimane prima dello schianto dell’MH17, per cui «all’epoca in cui i ribelli entrarono nel territorio in cui si trovava la base militare, solo veicoli vecchi e inservibili erano stati lasciati lì».

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