Mentre prosegue al Congresso, con ampia copertura mediatica, il processo politico della Commissione 6 Gennaio, che pretende di dimostrare una responsabilità anche penale di Donald Trump nell’assalto dei manifestanti al Campidoglio avvenuto il 6 gennaio 2021 (ne parliamo oggi qui), nell’indifferenza dei media mainstream è arrivata una sentenza che in qualche misura rende giustizia alle denunce dell’ex presidente – almeno alcune di esse – di irregolarità delle presidenziali del 2020.

Cassette elettorali illegali

Venerdì 8 luglio la Corte Suprema del Wisconsin ha dichiarato la illegittimità dell’uso delle “ballot drop boxes” durante le elezioni presidenziali del 2020, perché in violazione della legge elettorale dello Stato.

Di cosa si sta parlando? Si tratta delle “cassette elettorali“, un sistema di raccolta dei voti espressi per corrispondenza usato in modo massivo in molti Stati Usa durante le contestatissime elezioni del 2020. Vere e proprie cassette posizionate in strada, incustodite, dove gli elettori possono imbucare le schede elettorali ricevute per posta proprio come si imbuca una lettera in una cassetta postale.

Chiariamolo subito: la sentenza non prova le accuse di elezioni rubate lanciate dall’ex presidente Donald Trump all’indomani del lungo processo elettorale del 2020, conclusosi ufficialmente con la vittoria di Joe Biden. Le cassette elettorali erano un metodo di raccolta illegale in Wisconsin (e probabilmente in altri Stati), ma ciò non prova la “frode”, cioè che i voti in esse contenute fossero illegittimi o manipolati.

Irregolarità potenzialmente decisive

Cionondimeno prova che un meccanismo ampiamente utilizzato in Wisconsin, uno Stato chiave, durante le elezioni del 2020 era illegale, smentendo le affermazioni dei Democratici secondo cui le elezioni sono state “le più sicure e corrette di sempre” e che eventuali irregolarità sarebbero state troppo marginali per poter influenzare l’esito finale.

Al contrario, in Wisconsin, come in altri Stati in bilico vinti con strettissimi margini da Biden (le cassette elettorali sono state usate anche in Pennsylvania, nonostante non fossero espressamente autorizzate dalla legge), siamo di fronte a modalità di espressione e raccolta dei voti usate per la prima volta in modo massiccio, parliamo di centinaia di migliaia di voti, quindi potenzialmente in grado di alterare risultati decisi per poche migliaia, a volte poche centinaia di voti. Biden è stato dichiarato vincitore dei 10 voti elettorali del Wisconsin con un margine di 20 mila voti, ovvero lo 0,7 per cento.

Molto si è parlato, anche in Italia, delle denunce di Trump, ma più che altro per ridicolizzarle – e in effetti alcune di essere erano, per così dire, piuttosto bizzarre. Ma il nostro giornalista collettivo si è guardato bene dallo spiegare al pubblico italiano le modalità di espressione e raccolta dei voti di quelle elezioni.

Modalità che a qualsiasi elettore italiano apparirebbero semplicemente lunari, totalmente inaffidabili. Non solo, infatti, gli elettori potevano imbucare i loro voti nelle “ballot drop boxes”, cassette lasciate incustodite per strada, ma non erano tenuti nemmeno a imbucarle di persona.

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La “mietitura” dei voti

Nella causa Teigen v. Wisconsin Elections Commission, la Corte ha dichiarato che la Commissione elettorale del Wisconsin (WEC) ha autorizzato illegalmente i funzionari elettorali a utilizzare le “ballot drop boxes” e che la scheda deve essere restituita personalmente dal singolo elettore.

Con ciò la Corte ha dichiarato illegale in Wisconsin anche un’altra controversa prassi di raccolta dei voti postali. Il cosiddetto ballot harvesting, letteralmente “raccolta dei voti“, la pratica per cui impiegati o attivisti politici raccolgono le schede dalle case degli elettori e le depositano al seggio elettorale o, in questo caso, le imbucano nelle cassette al posto loro.

Questo sistema permette ad un rappresentante di partito, ad un qualsiasi attivista, ma anche al boss del quartiere, di passare casa per casa a raccogliere le schede e imbucarle successivamente lui stesso. Non credo che ad un pubblico italiano servano ulteriori considerazioni sull’estrema esposizione di un tale sistema al cosiddetto “voto di scambio“.

Eppure, con il pretesto della pandemia, questi meccanismi sono stati diffusissimi nelle elezioni presidenziali del 2020, spesso in palese violazione delle legislazioni statali, e chi ha osato contestarli si è visto accusare di voler restringere il diritto di voto delle minoranze.

La sentenza

“Solo il legislatore può consentire il voto per corrispondenza tramite cassette elettorali”, ha affermato l’Alta Corte del Wisconsin nella sentenza. “La WEC non può. Le cassette elettorali non compaiono in alcuna parte del dettagliato regolamento vigente sul voto per corrispondenza. L’autorizzazione della WEC fu illegale“.

Il principio importante della separazione dei poteri è stato qui riaffermato dalla Corte: spetta al legislatore stabilire le modalità di voto, non alle commissioni e ai funzionari governativi.

L’Alta Corte ha quindi ritenuto che la Commissione elettorale del Wisconsin abbia abusato della sua autorità anche quando ha acconsentito che gli elettori potessero consegnare le proprie schede elettorali a terzi piuttosto che consegnarle personalmente ai funzionari elettorali.

La WEC ha autorizzato le cassette elettorali e la consegna tramite terzi in due diversi documenti emessi nel 2020, uno in primavera, prima delle elezioni primarie, il secondo prima delle elezioni generali di novembre 2020.

Nella prima nota, la WEC disponeva quanto segue: le cassette elettorali “possono essere utilizzate dagli elettori per restituire le schede, ma gli impiegati dovrebbero assicurarsi che siano al sicuro, possano essere monitorate per motivi di sicurezza e svuotate regolarmente”. Quel memorandum prevedeva anche che un “familiare o un’altra persona può … restituire la scheda a nome di un elettore”.

Diversi mesi dopo, nell’estate del 2020, la WEC ha emesso un secondo documento in cui incoraggiava “soluzioni creative” per consentire l’uso delle cassette elettorali, prevedendo espressamente che gli impiegati comunali potessero lasciarle incustodite. Sulla base delle indicazioni della WEC, sono state utilizzate in Wisconsin circa 528 “ballot drop box” durante le elezioni del novembre 2020. Illegalmente, ha stabilito la Corte.

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La legge elettorale del Wisconsin, ricordano infatti i giudici, prevede che le schede per corrispondenza “devono essere spedite dall’elettore, o consegnate di persona, all’impiegato municipale che le emette”. La Corte ha in particolare specificato che “all’impiegato municipale” è una disposizione fondamentale e “deve essere resa efficace”, perché lasciare una scheda elettorale in una cassetta postale non significa consegnare la scheda a un impiegato: “Un oggetto inanimato, come una cassetta elettorale, non può essere l’impiegato comunale”.

Sebbene l’intenzione fosse quella di facilitare il voto, i giudici ricordano che “le buone intenzioni non possono scavalcare la legge“.

Già nel dicembre 2020, la Corte Suprema del Wisconsin aveva dichiarato illegale l’ordinanza con cui il governatore Tony Evers aveva permesso agli elettori di dichiararsi costretti a casa e saltare i requisiti di identificazione previsti per le schede per corrispondenza.

L’errore di Trump

L’ex presidente Trump contestò l’uso delle cassette elettorali in Wisconsin ma il 14 dicembre 2020 – il giorno in cui il Collegio elettorale del Wisconsin si espresse per Biden – la Corte rifiutò di pronunciarsi sulla loro illegalità, richiamandosi alla cosiddetta dottrina del laches, ovvero il ricorrente ha tardato troppo a far valere i propri diritti, in pratica perché Trump ha sollevato la questione delle procedure di voto nello Stato solo dopo averlo perso.

Per cambiare l’esito delle elezioni Trump avrebbe dovuto vincere cause in diversi stati e ciò non è avvenuto, ma la decisione di una settimana fa della Corte del Wisconsin dimostra che, lungi dall’essere una “grande bugia” le sue denunce, almeno alcune di esse sono fondate, che ci sono state davvero gravi e ampie violazioni delle leggi elettorali statali, certamente in Wisconsin e probabilmente anche in altri Stati in bilico, potenzialmente capaci di alterare l’esito finale in quegli Stati.

L’errore esiziale del presidente Trump, come ha osservato anche l’allora Attorney General William Barr, fu quello di non dotarsi di team legali e mobilitarli in giro per il Paese già prima delle elezioni, per contestare almeno negli Stati in bilico queste modalità elettorali, ma di agire invece solo a latte versato.

Elezioni secondo la legge

Un’altra conclusione degna di nota della Corte Suprema del Wisconsin nell’accogliere il ricorso Teigen è che i querelanti erano legittimati a citare in giudizio la WEC affermando di aver “subito di fatto una lesione al loro diritto di voto”.

Il loro diritto di voto infatti non si esaurisce nel poter votare liberamente e nel veder contato il proprio voto. Gli elettori hanno anche “il diritto a che le elezioni a cui partecipano siano amministrate adeguatamente secondo la legge“.

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“Aver consentito alla WEC di amministrare le elezioni del 2022 in un modo diverso da quello previsto dalla legge solleva dubbi sulla correttezza delle elezioni ed erode la fiducia degli elettori nel processo elettorale”, osservano i giudici. “Il rispetto delle regole e delle procedure prescritte per le elezioni, secondo le leggi emanate dal legislatore, rafforza la sacralità dello stato di diritto e rassicura tutti gli americani sull’integrità delle nostre elezioni”.

“Se il diritto di voto deve avere un significato, le elezioni devono essere tenute secondo la legge“, si legge ancora nella sentenza. Infatti, “il diritto di voto presuppone che lo stato di diritto governi le elezioni” e “se le elezioni si svolgono al di fuori della legge, il popolo non ha conferito il proprio consenso al governo. Tali elezioni sono illegali e i loro risultati sono illegittimi”.

E poiché “gli elettori del Wisconsin, e tutti gli elettori legittimi, sono feriti quando l’istituzione incaricata di amministrare le elezioni non segue la legge, lasciando i risultati in dubbio”, la Corte Suprema ha concluso che gli elettori hanno subito un danno.

Voto per posta ad alto rischio frodi

La permeabilità alla frode elettorale del voto per corrispondenza era d’altronde stata in tempi non sospetti, nel 2005, sottolineata dalla Commissione Carter-Baker, una commissione bipartisan sulla riforma delle elezioni federali.

La Commissione evidenziò come il voto per posta sia la “principale fonte di potenziali frodi elettorali“, prevedendo che “probabilmente aumenterà i rischi di frode”, perché “vulnerabile” a diverse tipologie di abusi, come quando “schede in bianco vengono spedite all’indirizzo sbagliato o a grandi edifici residenziali”, poiché “potrebbero essere intercettate”.

“Gli schemi di acquisto di voti sono molto più difficili da rilevare quando i cittadini votano per corrispondenza”, avvertiva la Commissione Carter, aggiungendo: “Gli Stati dovrebbero quindi ridurre i rischi di frode e abuso nel voto per posta vietando a organizzazioni, candidati e attivisti dei partiti politici la gestione delle schede. Gli Stati dovrebbero anche assicurarsi che le schede elettorali ricevute dai funzionari elettorali prima del giorno delle elezioni siano tenute al sicuro fino a quando non vengono aperte e conteggiate”.

La Commissione, inoltre, ribadiva la necessità che il diritto di voto venga “esercitato privatamente”, sottolineando che consentire a terzi di raccogliere e restituire schede viola l’ideale del voto privato. I cittadini che votano in casa possono più facilmente subire pressioni: votare al di fuori dei seggi rende gli elettori “più suscettibili alle pressioni, palesi e subdole, o alle intimidazioni”.

Eppure, proprio quelle modalità di voto sconsigliate dalla Commissione Carter – voto per posta, uso di cassette elettorali e ballot harvesting, questi ultimi dichiarati illegali dalla Suprema Corte del Wisconsin – sono state utilizzate per la prima volta in massa, con il pretesto della pandemia, nelle presidenziali del 2020.