È partita la caccia al fascista del rodatissimo sistema di propaganda del PD

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Bisogna “Evitare che la destra vada al governo”: e’ l’allarme onda nera a tenere banco…

Sono trascorsi già cinque giorni dall’ascesa di Mario #IlMigliore Draghi al Quirinale e l’Italia non è stata ancora invasa dalle locuste. Niente, neanche una morìa di criceti e i primogeniti, tra cui la scrivente, risultano tutti in buona salute.

Insomma, la scelta scellerata (cit. prefiche progressiste assortite) dei traditori del Migliore, non ha gettato il Paese nel dramma: certo, Egli è ancora in carica per gli affari correnti, non possiamo escludere che la punizione dall’alto arrivi solo una volta che si sarà messo al riparo tra le braccia di mamma UE, tuttavia, allo stato, nessuna calamità ha colpito il “l’Italietta disonesta, menefreghista, caciarona, di basso profilo” (cit. On.le Lia Quartapelle coniugata Martelli) rimasta orfana dell’unico uomo al mondo in grado di nobilitarla.

La vera tragedia, al momento, sembra essere la campagna elettorale partita un attimo dopo lo scioglimento delle Camere, annunciato giovedì dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: si vota il 25 settembre. Per Ferragosto dovranno essere presentati simboli e liste e il 13 ottobre vedremo insediarsi un Parlamento, il primo da 600 componenti, nuovo di zecca.

La caccia al fascista, pertanto, deve partire prima di subito!

Da mercoledì sera, le vedove e gli orfani di Sua Migliorità (è d’uopo coniare nuovi termini per riferirsi a cotanto campione) lanciano strali a Lega, Forza Italia e Movimento 5 Stelle colpevoli – shame on you! – di aver sottratto il Paese al comando del “migliore degli italiani” (sì, Lo hanno detto davvero, siamo 60 milioni ma nessuno è migliore di lui).

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Certo, come sostiene l’autorevole Alessia Morani, l’unica cosa da fare era dire sì alle proposte di Draghi: d’altronde, il Senato, i partiti, l’intero sistema parlamentare sono destinati a rivelarsi una inutile perdita di tempo quando hai la possibilità di rimetterti alle decisioni del Migliore senza battere ciglio.

Strano che al “prendere o lasciare” dell’ex capo della BCE qualche partito abbia avuto un sussulto di dignità.
Se tu presenti una risoluzione annunciando che è l’unica che sei disposto a votare e Il Presidentissimo pone la questione di fiducia sulla risoluzione di tenore diametralmente opposto, che fai, non la voti?

L’idea che Draghi fosse il primo a voler praticare l’eutanasia al governo di sé medesimo resterà sempre sullo sfondo di questa assurda vicenda innescata da un velleitario quanto incapace Giuseppe Conte, probabilmente ansioso di vendicare l’onta subita un anno e mezzo fa, quando fu messo alla porta dalla congiura di Renzi.

Ma questa è già preistoria, c’è la campagna elettorale, bisogna “evitare che la destra vada al Governo”: è l’allarme onda nera a tenere banco su tutti gli organi del rodatissimo sistema di propaganda del PD.

Sullo sfondo, un tronfio Giggino Di Maio bullizza il povero Giuseppi, uomo morto che cammina; Calenda tenta di appropriarsi dell’agenda di Draghi, che è ottima in quanto, per l’appunto, “di Draghi”; i transfughi di Forza Italia Brunetta, Gelmini e Carfagna cercano una nuova casa, e la troveranno, verosimilmente, sotto il tetto di chi per anni li ha dileggiati, offesi e ha fatto sul loro conto le peggiori insinuazioni; i piccoli partiti antidraghi tentano l’alleanza per sfondare lo sbarramento; Paola Taverna cerca della cicuta per sé e Toninelli giacché, stando alle ultime di Grillo, di terzo mandato proprio non se ne parla.

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Quisquilie.

L’unica cosa che conta è impedire ad ogni costo che la “post-fascista Meloni” arrivi a Chigi.

Ce lo chiedono l’UE, la BCE, le agenzie di rating, gli USA, l’ambasciatore marziano a Roma, Pippo, Pluto e Paperino.

Scongiurare il pericolo che il centrodestra a trazione Fratelli d’Italia vinca le prossime elezioni diventa imperativo.
D’altronde, è solo così che il PD, tramontata miseramente l’idea dell’accozzaglia – ehm, campo largo – progressista con il M5S, può offrirsi all’elettorato: instillando paura per le catastrofiche conseguenze di un governo di centrodestra e agitando lo spauracchio del fascismo che torna, nel centenario della marcia su Roma.

E, se dovesse andar male, esimi esponenti dell’intellighenzia di sinistra – la redenta Francesca Pascale su tutt*- minacciano: se vincono i sovranisti, lascio l’Italia.

Peccato che poi non lo facciano mai. Restano sempre. Purtroppo.

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