Ancora una volta siamo coinvolti in quella farsa grottesca e di mediocrissima fattura, periodicamente replicata sulle scene, che s’intitola “campagna elettorale”.

Ovviamente non è il caso di fare gli snob; che ci piaccia o meno, ne facciamo tutti parte: attori, comprimari, orchestrali, maschere, inservienti o spettatori. Perfino chi, come me da anni non mette piede in teatro e non si aggira neppure nei paraggi. La rappresentazione ci arriva a domicilio e si intreccia inestricabilmente alla nostra vita quotidiana; non c’è esistenza che in qualche modo non sia contaminata da questa frenesia mediatica – salvo, forse, quella di qualche ipotetico eremita, uno stilita o giù di lì (quanto a quelli che fieramente “io non ci ho nemmeno la tv” non riescono neppure a far ridere, sono solo una barzelletta venuta male, s’immaginano di essere chi non sono e sono proprio ciò che mai si sarebbero immaginati di essere, fanno mucchio con salutisti, naturisti, vegani e salvatori del pianeta).

Per quanto ci si defili, alla fine, siamo sempre tutti qui: zompettiamo sul posto come su un tapis roulant.

E’ disperante?

Forse sì, ma almeno quel surplace è qualcosa su cui possiamo pur contare. Finché dura. Per quanto gli uomini vadano saltellando di speranza in speranza come sui ciottoli che emergono da un torrente in piena, per non bagnarsi i piedi, alla fine è sempre sulla sponda di una solida disperazione che devono approdare. E su quella sponda imparare a procedere. A meno di non volere, vita natural durante, guadare il medesimo torrente andando avanti e indietro. Come fanno gli ottimisti irriducibili i quali, prima o poi, alla speranza finiscono per impiccarsi o, meglio ancora, ci impiccano gli altri.

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Questo caldo porco, però, aiuta.

Contrariamente a tutte le altre, infatti, questa volta il clima infernale creerà una scenografia adeguata alla trama: sudore, sporcizia, cattivo odore e un malessere diffuso come una cappa di piombo liquido. Basterebbe aggiungere qualche scorpione velenoso e qualche formica carnivora e ci avvicineremmo pericolosamente alla professionalità assoluta.

Altro che, come si dice, dilettanti allo sbaraglio!

Insomma anch’io tento di pensare positivo, come il cantante citrullo.

E’ che invecchiando ci si abitua a scambiare il non star troppo male con lo stare abbastanza bene. Tra le due cose, ovviamente, c’è un abisso…ma imparare a ignorarlo può essere estremamente vantaggioso.

Perciò mi metto comodo e, nell’attesa che arrivi (se ci arrivo) un dolcissimo novembre e mi porti i campionati mondiali – che mi godrò alla grande grazie al fresco e all’assenza della nazionale italica – provo a spassarmela con quello che passa il governo.

E’ vero che la farsa, come dicevo, è mediocre, ma perfino la più insulsa delle pagliacciate può riservare, di tanto in tanto, qualche gag divertente.

Per esempio quella di un coro di latranti sedicenti “di sinistra” – l’elettorato del PD e dei suoi satelliti – che irride e prende a pernacchie il deuteragonista – un vecchio plutocrate in disfacimento – il quale, nel suo rimbambimento senile, dice esattamente ciò che, se avessero la dignità che non hanno, avrebbero dovuto dire loro da un pezzo.

Uno scambio di persona degno di una pochade di Feydeau…

Oppure quella del coro di cui sopra che, incurante dei secoli, del pudore, dell’intelligenza e del fatto che il silenzio può essere infranto in mille modi ma riparato in nessuno, ha già ricominciato con la nenia indecente dell’antifascismo militante, dei congiuntivi sbagliati e del voto utile…

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