Dedicazione basilica di Santa Maria Maggiore

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Santa Maria Maggiore è una delle quattro basiliche primarie o patriarcali di Roma (le altre sono San Pietro, San Giovanni in Laterano e San Paolo fuori le mura), rappresentando il patriarcato di Antriochia. Essa è anche l’unica che conserva nella sostanza la struttura primitiva.

Fu costruita sotto il pontificato di Sisto III (432-440) sul posto di una precedente basilica voluta da papa Liberio (352-366), a proposito della quale, secondo una leggenda medioevale, in questo giorno del mese di agosto, mentre a Roma faceva un caldo soffocante, sarebbe caduta della neve sul colle Esquilino delimitando così il perimetro della basilica (denominata per questo “liberiana”), che venne dedicata a Maria dopo che il Concilio di Efeso (431) ne aveva proclamata la divina maternità. Ogni anno, durante la festa odierna, il prodigio viene commemorato facendo cadere una “nevicata” di petali bianchi.

Del tempo di Sisto III sono i trentasei mosaici che adornano la navata centrale, preziosa testimonianza dell’arte e della teologia del Basso Impero. L’abside, con altri splendidi mosaici del Torriti, è stata aggiunta nel corso del 1200, mentre nella seconda metà del 1500 furono costruite le due grandiose cappelle laterali: la Sistina a destra e la Paolina (o Borghese) a sinistra. Quest’ultima presenta una decorazione estremamente ricca ed è una delle opere architettoniche più raffinate di Roma.

Nel corso dei secoli e sino alla nostra epoca, diversi pontefici continuarono ad abbellire la basilica: una tradizione vuole che l’indoratura del tetto sia stata fatta con il primo oro proveniente dall’America dopo la sua scoperta. All’interno della basilica, inoltre, si custodisce come in uno scrigno l’icona della ”Salus Populi Romani”, una delle più venerate immagini mariane della città, forse risalente al secolo VIII. La basilica è detta anche “Sancta Maria ad Praesepe” perché conserva alcune assicelle che la tradizione vuole appartenessero alla mangiatoia di Betlemme.

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