Attacco alla Chiesa, la foto dal Nicaragua che sta girando il mondo

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Nei giorni scorsi chiuse nel Paese latino-americano diverse emittenti cattoliche, tra le quali la più antica: Radio Hermanos della diocesi di Matagalpa. La decisione, contro la quale si è levata la protesta internazionale, fa seguito al decreto di espulsione, il mese scorso, delle Missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta e di altre ong. Proclamata una giornata di digiuno e preghiera

Risale al 1° agosto scorso la comunicazione dell’Istituto delle telecomunicazioni e delle Poste nicaraguensi, che ha stabilito la chiusura di Radio Hermanos della Diocesi di Matagalpa. Il personale dell’Istituto si è recato personalmente nella sede dell’emittente per comunicare la decisione di interruzione della programmazione. Praticamente è spirata la licenza a trasmettere di Radio Hermanos, questa la motivazione della misura adottata resa nota in un comunicato della Chiesa locale, che rende noto il documento che le autorità nicaraguensi hanno consegnato ai responsabili della struttura e ribadisce che nel 2016 il vescovo Rolando José Alvarez aveva presentato personalmente la documentazione necessaria per il rinnovo della licenza. Oltre alla più antica radio cattolica di Matagalpa, sono state censurate anche Radio Católica de Sébaco, Radio Nuestra Señora de Lourdes, La Dalia, Radio Alliens de San Dionisio, Radio Monte Carmelo de Río Blanco, Radio San José de Matiguas e Radio Santa Lucía de Ciudad Darío.

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La chiusura delle stazioni radio e televisive cattoliche è stata stigmatizzata dal Unione Europea e Stati Uniti. Si parla di “decisione arbitraria” e si condanna inoltre l’occupazione delle emittenti e il pugno duro adottato dalla polizia nei confronti di quanti hanno manifestato per l’interruzione delle trasmissioni. E’ “l’ennesima violazione della libertà di espressione e della libertà di religione o di credo in Nicaragua”, afferma il portavoce del Servizio di Azione Esterna dell’Unione Europea, Peter Stano. Sulla stessa linea il Dipartimento di Stato Usa per l’America Latina, per voce dell’alto funzionario, Brian Nichols. In particolare, la Commissione interamericana per i diritti umani e l’Ufficio del relatore speciale per la libertà di espressione hanno condannato con forza “la chiusura arbitraria” di sette stazioni radio cattoliche in Nicaragua, nonché l’ingresso violento della polizia in una parrocchia, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Efe. Sarebbero state prelevate apparecchiature radio e televisive”. I due organismi americani hanno chiesto allo Stato nicaraguense di “cessare i continui attacchi contro la Chiesa cattolica” e di “astenersi dall’utilizzare i suoi poteri in materia di telecomunicazioni come misura per limitare o impedire la circolazione di informazioni, idee e opinioni”.

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Le motivazioni della Chiesa

Ferma la reazione della Chiesa locale. “Continueremo a segnalare e denunciare qualsiasi situazione di questo tipo – si afferma – che continua a violare la libertà di espressione e la libertà religiosa in Nicaragua”. I sacerdoti chiedono anche “la fine della persecuzione della Chiesa”. Si ribadisce, inoltre, l’impegno nell’evangelizzazione nel Paese e in particolare dell’amata diocesi di Matagalpa, continuando in questa missione, perché “la Parola di Dio – si sottolinea – non è in catene”. La Diocesi di Matagalpa, tramite il suo vescovo, monsignor Rolando Alvarez, invita il popolo di Dio oggi, venerdì 5 agosto, ad osservare una giornata di digiuno e preghiera, “perché la preghiera salverà il Nicaragua”. Proprio nei confronti del presule è stata adottata una misura anche più severa. Agenti speciali della polizia nicaraguense hanno impedito a monsignor Alvarez di uscire dalla propria abitazione per andare a celebrare la messa, allo scopo di evitare che nelle omelie ribadisse le critiche della Chiesa nei confronti delle decisioni delle autorità.

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