Trasfigurazione del Signore

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Il Vangelo ci dice che Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, loro soli: sono gli stessi che rivedremo sul monte degli Ulivi nell’estrema angoscia di Gesù. E lì, su quello che la tradizione risalente al III secolo ha identificato con il monte Tabor, mentre pregava, il volto di Cristo cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida a sfolgorante. Poi apparvero Mosè ed Elia che parlavano con lui di quello che avrebbe fatto a Gerusalemme.

I tre discepoli erano sconvolti dalla grandezza dell’apparizione e spaventati, e tuttavia Pietro esclamò, rivolto a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Aggiunge Luca. «Egli non sapeva quello che diceva». Quindi una nube li avvolse mentre una voce affermava: «Questo è il Figlio mio, l’eletto: ascoltatelo!». Si ripete qui la scena del Battesimo di Gesù, quando il Padre stesso dalla nube lo aveva indicato come Figlio prediletto nel quale si era compiaciuto.

Dopo di che videro Gesù solo, tutto era finito. Il significato profondo della Trasfigurazione si riassume in quell’unica parola: «Ascoltatelo!». E’ importante constatare come il discorso che annunciava la Passione del Signore venga qui accompagnato dalla luce della sua gloria e dalla anticipazione del regno futuro. Papa Callisto III elevò di grado la festa e la estese alla Chiesa universale in seguito alla vittoria riportata a Belgrado, nel 1456, contro i Turchi: la notizia del fausto evento giunse a Roma proprio il 6 agosto.

Il Messale di Paolo VI arricchisce il significato della festa nel prefazio citando questo brano di un discorso di San Leone Magno: «Dinanzi ai testimoni da lui prescelti, Egli (Cristo) rivelò la sua gloria e nella sua umanità, in tutto simile alla nostra, fece risplendere una luce incomparabile, per preparare i discepoli a sostenere lo scandalo della croce e anticipare nella Trasfigurazione la meravigliosa sorte della Chiesa, suo mistico corpo».

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